Imbarazzo Pd, Avellino snobbata e dimenticata

Imbarazzo Pd, Avellino snobbata e dimenticata

7 giugno 2018

La nuova carriera da “conferenziere internazionale retribuito” di Matteo Renzi, implementata dai nutriti bonifici che arrivano dal Senato che voleva abolire, evidentemente non hanno permesso al “senatore semplice” di Firenze di supportare la lista Pd che compete insieme ad altre 6 compagini satellite in questa tornata amministrativa.

Avellino è stata completamente snobbata dai vertici del Partito Democratico, forse imbarazzati nel presentarsi nelle piazze dopo la batosta del 4 Marzo. Il partito dei popcorn, come è stato ribattezzato in seguito alla decisione di tifare per la nascita del Governo 5stelle-Lega (soprattutto per paura di elezioni e conseguente ridimensionamento delle poltrone), finora non ha affatto analizzato i motivi della disfatta. Il Nazareno resta a guardare da spettatore completamente disinteressato anche queste Amministrative.

L’ammucchiata di liste a sostegno di Nello Pizza è il mezzo per provare a celare la caduta libera del Partito democratico locale che, però, si presenta in netta continuità rispetto al disastro dell’Amministrazione Foti. Presenti, infatti, tutti i consiglieri di maggioranza che hanno spinto l’ex primo cittadino innumerevoli volte sull’orlo delle dimissioni, poi puntualmente ritirate con la minaccia di rispedire tutti a casa. Solo una delle tante ridicole pantomime che hanno segnato il degrado politico della scorsa attività amministrativa. Non sappiamo se sia stato lo stesso Pizza a respingere il sostegno dei “big” nazionali ritenendoli “sfollaconsensi” o se i vertici nazionali si siano completamente dimenticati di Avellino.

In fondo la scelta di abbandonare a loro stessi i territori è stato il leitmotiv degli ultimi anni: l’imbarazzo del Pd è il segno di un mondo, quello dei capibastone locali, che cerca di chiudersi a riccio per provare a difendere l’ultimo fortino di potere rimasto nel capoluogo irpino.

Meno gli Orfini, i Migliore, le Serracchiani, i Martina si fanno vedere, più De Mita e Mancino ambiscono a raggiungere l’obiettivo. Evidentemente è e sarà questa la linea in un eventuale ballottaggio che segnerà sempre di più il confine tra restaurazione e cambiamento.