“Il seme del Dubbio”in libreria il primo romanzo di Sara.

“Il seme del Dubbio”in libreria il primo romanzo di Sara.

21 marzo 2015

Il lavoro letterario dell’avvocato Claudio Sara è un atto d’amore per la professione forense che, in questo momento storico, vive una grossa crisi.

Avellinese, 52 anni, avvocato, padre di tre figli, tennista, giocatore professionista di pallamano nella gloriosa Inicnam e ora anche romanziere, possiamo riassumere in queste poche battute la vita di Claudio Sara che, domenica 22 marzo, alle 11, al Circolo della Stampa di Avellino di Corso Vittorio Emanuele, presenta il suo primo romanzo dal titolo “Il Seme del Dubbio”, edito dalla capitolina Ensemble.

Molto attuali i temi del romanzo che è ambientato negli anni ’50 e prende le mosse da una cruda storia di violenza sessuale su una quattordicenne per creare una sorta di “legal thriller” dagli ampi risvolti psicologici e sociologici, in cui spicca la sensibilità dell’avvocato difensore della giovane.

Sarà il giornalista, conduttore e, dal 2013, Capostruttura Cultura di Rai 1 Gigi Marzullo ad affiancare l’autore nel compito di “varare” questo primo romanzo di Sara che, pochi mesi orsono, si è classificato primo nella sezione “Microletteratura e Social Network“, categoria “Mi piace”, al Premio Fogazzaro di Como. Alcuni brani del romanzo saranno letti dall’avv. Adriana D’Andrea.

“Il Seme del Dubbio” nasce da una lunga consuetudine con la scrittura, che l’autore coltiva da oltre un decennio e che solo adesso ha scelto di condividere con i tanti che ne apprezzano le doti umane e professionali.  Claudio Sara, infatti, continua brillantemente la tradizione di famiglia che ha già espresso tre apprezzati professionisti: il nonno Vincenzo (ricordato con un busto di bronzo al Tribunale di Avellino) e il padre Ruggero e lo zio Fausto Maria, già Presidente dell’Avellino Calcio negli anni d’oro della Serie A.

Il romanzo narra di un avvocato di provincia Renzo Vinza (il cui nome è una sorta di anagramma del nome di mio nonno) – spiega Claudio Sara – che riesce a far riaprire un caso riguardante la violenza sessuale perpetrata ai danni di una quattordicenne. Da lì nasce un processo che coinvolge l’avvocato in maniera molto intensa, ben oltre ciò che gli è accaduto in tutta la sua carriera. L’abiezione del reato e la giovane età della vittima, infatti, lo coinvolgono ben oltre la diligenza professionale creandogli anche il “dubbio” menzionato nel titolo”.

Il lavoro di Sara, infatti, è anche un atto d’amore per la professione forense che, in questo momento storico, vive una grossa crisi; oltre a ciò, naturalmente, il lavoro è stato preceduto da un’attenta ricostruzione storica della procedura e della realtà cittadina degli anni ’50.

“Mi sono documentato sulla procedura e studiato i processi dell’epoca – continua l’autore – per rendere verosimile la vicenda, sullo sfondo, inoltre, c’è il film di un’Italia arretrata in cui il reato di violenza carnale era perseguibile a querela di parte e si estingueva se il colpevole sposava la vittima. Documentandomi ho potuto vedere che la legislazione è sicuramente migliorata, sull’efficienza posso dire che dal confronto ho capito che la tempistica era molto più rapida allora, l’avvocato, poi, era protagonista di elaborate arringhe che, oggi, sono completamente desuete”.

E’ d’obbligo una considerazione sullo stato attuale della professione forense, stretta tra la crisi e le inefficienze del sistema giustizia, con un futuro incerto che sembra minacciare soprattutto i giovani professionisti.

“Da qui a cinque anni – conclude Claudio Sara – credo che per gli avvocati la situazione possa solo peggiorare, ritengo che la legislazione in materia non faranno altro che mettere ulteriormente in ginocchio la professione. E’ vero che ci sono forse troppi avvocati, ma non credo che il numero più di tanto vada a detrimento dell’economia generale o della vita del cittadino comune; le norme processuali che sono state inserite faranno probabilmente sì che le cause si vincano più sull’errore, sul disguido determinato dall’avvocato. Ciò esporrà l’avvocato a problemi di responsabilità verso i clienti; l’eliminazione dei minimi di tariffa, poi, non ha di certo fatto bene a nessuno se non alle aziende, ai grossi clienti che possono convenzionare i legali alle condizioni più convenienti per loro”.

Scegliendo il punto di vista dell’avvocato, Sara ha anche voluto sottolineare in maniera indiretta quale fosse il ruolo della donna all’epoca del romanzo, chi parla per lei, ad eccezione di un’unica occasione, è, infatti, il padre giacché, alle donne di quel tempo, era dato di vivere una triste condizione di silenziosa sottomissione.