Il ricordo di un valente magistrato nativo di Vallata: Rosario Basile

by 7 marzo 2005

A cura di Luigi Vannetiello* – Ha scombussolato la vita di estorsori e criminali, ha smascherato e portato a galla reati finanziari, ha risolto delitti perfetti, si è fatto apprezzare ed amare. E’ stato un esempio per tutti, Rosario Basile, magistrato irpino nativo di Vallata, icona della giustizia italiana, procuratore della Repubblica a Rovereto prima, a Verona poi. Se n’è andato lo scorso 13 gennaio. Ha lasciato un vuoto enorme intorno a sé. Le lacrime dei familiari, lo sconcerto di chi ne ha apprezzato la professionalità in ambito lavorativo, l’immobilismo e la commozione di un’Irpinia che ha perso un altro suo figlio d’oro. Segni evidenti di una stima infinita. Basile ci ha lasciato, divorato da un male incurabile,. SI è spento in ospedale, in quella Verona che lo ha accolto ed osannato per le sue virtù. Lo ammiravano tutti e lui ammarava tutti. Un uomo umile, strappato alla vita da un destino cruento a soli 54 anni. Ci ha lasciato troppo presto, lui che ha fatto tanto. Protagonista assoluto nel campo delle frodi fiscali, è stato la rovina per raggiratori e truffatori. Un paladino della giustizia nel vero senso della parola. Suo l’autografo in calce a quella che è stata poi ribattezzata la “Tangentopoli Trentina”. Indagine a 360 gradi inaugurata dall’arresto di Mario Molossini, all’epoca presidente della Provincia, arrestato per il contestato acquisto della villa “La Busatte” di Torbole. Un pugno allo stomaco, un “Mani Pulite 2”, un secco “no” ai frodatori. Il primo di una lunga serie. Famosa pure l’indagine sul crack Kinghino (contrassegnato da un “buco” di 40 miliardi) che determinò processo e condanna per due noti amministratori del posto, accusati di bancarotta fraudolenta. Basile era un esperto di diritto fallimentare, conosceva la materia finanziaria come Dio comanda, ma il suo zampino non manca nella risoluzione di alcuni tormentati ed oscuri casi di omicidio. E’ passato agli annali della Giurisprudenza il celebre “giallo del Dams”, conclusosi con la condanna a 15 anni di uno studente bolognese accusato dell’assassinio della giovane Francesca Alinovi. Vittorie esaltanti per Basile, condite dalla speranza di restituire serenità, certezza del diritto e protezione alla società civile. Speranza. Quella che ha coltivato sino alla fine per sfuggire ad un male veloce, irresistibile, crudele che ha privato la Giustizia Italiana del suo valore aggiunto e l’Irpinia della sua punta di diamante.
*Consigliere segretario dell’Ordine degli avvocati di Avellino


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