Il retroscena per bloccare la sfiducia: le ultime 24 ore, tra telefoni bollenti e tentativi di dimissioni

Il retroscena per bloccare la sfiducia: le ultime 24 ore, tra telefoni bollenti e tentativi di dimissioni

24 novembre 2018

Marco Imbimbo – Le ultime 24 ore non sono state le più tranquille e sarebbe potuto succedere di tutto, a dispetto di quella mozione di sfiducia che sembrava blindatissima, e alla fine così è stato anche se i tentativi di Ciampi di salvare il salvabile non sono mancati.

Luca Cipriano, capogruppo di “Mai più”, nel corso del suo intervento ha parlato di “telefoni bollenti”. Erano quelli del sindaco Ciampi, di qualche esponente della sua maggioranza allargata e dei firmatari della sfiducia. Le telefonate sono state costanti tra ieri e stamattina, fino a poco prima dell’inizio del Consiglio Comunale.

L’obiettivo dell’amministrazione era quello di evitare la sfiducia, arrivare alla discussione sul dissesto e, se fosse stato approvato il default del Comune, il sindaco avrebbe azzerato la Giunta per poi ripartire con un governo cittadino allargato alle altre forze politiche. E’ questo in sintesi quanto assicurato da Ciampi ai vari Nello Pizza o Luca Cipriano o agli altri esponenti del cosiddetto fronte della sfiducia. Concetto, poi, ribadito in Aula dal primo cittadino prima che si aprisse la discussione sulla mozione, anche se, dal suo scranno, non ha mai citato la parola “azzeramento” riferendosi alla Giunta, preferendo un più ampio, ma anche ambiguo, “dialogo e condivisione del governo cittadino”, aprendo alle “migliori risorse presenti in Aula”. Il tutto, però, sarebbe avvenuto solo a dissesto approvato che quello che lo stesso Ciampi ha definito il “vero punto d’inizio”.

Da un lato all’altro dell’Aula, invece, hanno tutti risposto picche, ma soprattutto ribadito al sindaco quanto già detto per telefono tra ieri e stamattina: dichiarati indipendente dal M5S e azzera la Giunta. Insomma o il punto d’inizio c’è oggi o niente, hanno fatto capire i consiglieri a Ciampi, memori delle tante apertura fatte dal sindaco in questi 5 mesi, ma puntualmente rimangiate. Così come viene ricordato anche nella mozione di sfiducia.

Ma i momenti caldi non sono stati vissuti solo telefonicamente. Voci di corridoio parlano anche di dissapori negli ultimi giorni all’interno della Giunta stessa, con Ciampi che avrebbe chiesto ai suoi assessori di dimettersi per cercare in Aula una salvezza in calcio d’angolo ed evitare la sfiducia. Richiesta respinta. Addirittura, altre voci di corridoio narrano di screzi tra Ciampi e il suo vice, Ferdinando Picariello, dissapori che poi servirebbero a motivare l’assenza del sindaco alla commemorazione delle vittime del Terremoto, con la fascia tricolore indossata proprio da Ciampi.

La exit strategy per evitare la sfiducia, però, è andata avanti anche durante il Consiglio Comunale. L’apertura a un dialogo con le altre forze, ma solo dopo il dissesto, non è stato l’unico tentativo di Ciampi. Mentre incassava le critiche alla sua apertura e gli inviti a dichiararsi autonomo e indipendente stesso in Aula, è arrivata la contromossa: le dimissioni. Non è passato inosservato, infatti, un capannello di consiglieri di maggioranza che si è creato intorno al sindaco mentre in Aula andava avanti la discussione. Si stava valutando la possibilità di annunciare al Consiglio le dimissioni del sindaco.

Fiutato il rischio, però, il fronte della sfiducia ha messo in campo le contromisure. E così, uno alla volta, i consiglieri hanno cominciato a lasciare l’Aula per recarsi nel retro Consiglio. Cosa stava succedendo? Presto detto, i consiglieri stavano firmando le proprie dimissioni. Una misura precauzionale. Nel caso in cui  il sindaco avesse tentato la carta delle dimissioni, i consiglieri avrebbero presentato le proprie decretando lo scioglimento della consiliatura.

E questo tentativo viene confermato dalla richiesta di una sospensione dei lavori avanzata dal sindaco alla fine della discussione e prima che si entrasse in sede di votazione della mozione. L’idea, secondo indiscrezioni, sarebbe stata quella  di riunire i capigruppo per annunciare le sue intenzioni di dimettersi. La richiesta di sospensione, però,  ha trasformato l’Aula in una bolgia, con buona parte del Consiglio che chiedeva che venisse messa ai voti, dall’altro la maggioranza, guidata da Ettore Iacovacci, pretendeva subito la sospensione. Alla fine la richiesta è stata bocciata.

Niente sospensione, anche perchè le ipotetiche dimissioni del primo cittadino venivano viste dal fronte della sfiducia come un modo per prendere tempo, mentre il loro messaggio è stato chiaro sin dall’inizio: mandare a casa questa amministrazione, tornare al voto e dare alla città un governo più stabile.

La prima cosa si è realizzata, dopo 5 mesi finisce la consiliatura. La seconda accadrà a fine maggio quando gli avellinesi torneranno alle urne. Il governo cittadino stabile, invece, dipenderà tutto da come voteranno gli avellinesi.