Il re è morto, viva il re. Il Sud dai Borbone ai Savoia

29 gennaio 2013

E’ questo il titolo del libro scritto da Michele Ceres, che sarà presentato giovedì 31 gennaio 2013 alle ore 18,30 presso il Caffè Letterario di Avellino in via Brigata. L’evento è organizzato dai LIONS Clubs della provincia di Avellino. Il dott. Umberto Lanzara e il generale Francesco Paolo Spagnuolo, presidenti rispettivamente dei clubs di Avellino Principato Ultra e Avellino Host, saluteranno i partecipanti all’incontro, mentre le relazioni saranno tenute dalla prof.ssa Dora Garofalo, responsabile del service “ La scuola e i giovani” 3a Circoscrizione Lions, e dalla dott.ssa Floriana Mastandrea, nota scrittrice, giornalista e sceneggiatrice. Gli interventi saranno coordinati dalla dott.ssa Ivana Picariello, direttore del Corriere dell’Irpinia. Sarà, altresì, presente l’autore. Il libro di Ceres costituisce una sintesi particolareggiata delle condizioni economiche, sociali, civili e politiche del Mezzogiorno d’Italia che si snoda, attraverso un percorso di agile lettura, dagli inizi del Regno dei Borbone fino alla vigilia della conclusione del processo di unificazione nazionale. Nel corso della sua lunga storia il Sud d’Italia, sostiene l’autore, non è stato sempre il Mezzogiorno arretrato e sottosviluppato. Ha, infatti, attraversato fasi alterne, costituite da alti e da bassi. La storia del Sud va, allora, analizzata senza prevenzioni e pregiudizi ideologici, ma anche senza rimpianti e senza nostalgiche idealizzazioni trasfiguranti la realtà. In tal senso, diversamente da ciò che sostengono i “neoborbonici”, il Regno delle Due Sicilie non fu il giardino delle Esperidi, ma nemmeno costituì quanto di più arretrato ed arcaico potesse riscontrarsi in un paese europeo. Gli inizi del Regno borbonico furono, infatti, per molti versi promettenti. Il Settecento, in specie la seconda metà del secolo, costituì il periodo d’oro della cultura napoletana, periodo che coincise con una ricca fioritura di studi economici e giuridici, che fecero di Napoli un centro d’importanza europea dell’Illuminismo riformatore. Questi studi non approdarono, tuttavia, a concreti risultati positivi, perché i Borbone non crearono mai le condizioni necessarie all’affermarsi di una moderna e colta borghesia imprenditoriale e seppero confrontarsi con le rivoluzioni liberali se non usando la dissimulazione e la forca. Fu così nel 1799, nel 1820-21 e nel 1848, anni che segnarono , per gli stessi, il primo rintocco funebre della campana della storia. Dopo il 1848, infatti, la storia si spostò definitivamente e irreversibilmente verso Torino.