Il Grande Centro – Da sogno utopico dei nostalgici a percorso praticabile

Il Grande Centro – Da sogno utopico dei nostalgici a percorso praticabile

21 gennaio 2020

Michele De Leo – Gianfranco Rotondi, Lorenzo Cesa e tutti i sostenitori del nuovo Partito del popolo italiano hanno un obiettivo che è molto ambizioso ma assai complicato: ridare vita ad un grande partito di centro, far rinascere la Democrazia Cristiana. L’ex Ministro avellinese fa presto – nell’intervista rilasciata a La Discussione – a dire che “la Dc non se ne è mai andata”. In realtà, è rimasta solo sulla carta: del partito capace di governare per anni il Paese è rimasto poco o nulla. A parte tanti nostalgici che, oggi, hanno prevalentemente la barba bianca ed i visi stanchi. Eppure, il progetto di un grande partito di centro non è un’ipotesi così azzardata. Anzi, trova terreno fertile negli estremismi che si registrano soprattutto nel centrodestra: è cosa nota che le posizioni espresse da Matteo Salvini e Giorgia Meloni siano sempre più mal digerite dai tanti moderati che, nel corso degli anni, hanno aderito al grande progetto berlusconiano. Nel centrosinistra, invece, è la presenza del Movimento Cinque Stelle che provoca scissioni e malumori: dopo lo strappo di Carlo Calenda e la decisione di Matteo Renzi di dar vita ad un proprio partito, non mancano – all’interno dello stesso Partito Democratico – esponenti in rotta con i vertici, sempre più appiattiti sulle posizioni dei grillini. Sbaglia, però, chi pensa che il passo verso un nuovo grande partito di centro sia breve. Se, da un lato, soprattutto Rotondi deve comprendere che è necessario uno strappo netto nei confronti di Forza Italia e del centrodestra, dall’altro bisogna vincere i protagonismi. E’ necessario che le varie forze moderate – il Partito del popolo italiano nasce dall’unione di 36 associazioni ma, per ora, è ancora da considerarsi nella sua forma embrionale – inizino un confronto, una discussione finalizzata a verificare quanto meno i punti di convergenza verso un’eventuale ed ipotetica alleanza. Il primo passo – e Cesa starebbe andando in questa direzione – potrebbe essere proprio quello di valutare la possibilità di creare un’alleanza tra varie forze: uno step che potrebbe, quanto meno, dare la misura di quanto può valere il centro, di quante possibilità concrete ci sono perché possa competere con il populismo dei Cinque Stelle ed il sovranismo delle forze di destra. L’auspicio, dei troppi nostalgici e dei tanti che non hanno mai realmente digerito il bipolarismo all’italiana, è legato alla possibilità che, stavolta, si possa andare oltre gli annunci, oltre i convegni in cui ricordare gli anni d’oro. Una nuova forza politica – che accomuni Azione di Calenda, Italia Viva di Renzi, il Partito del popolo italiano, l’associazione di Mara Carfagna e quella di De Mita e Pomicino – potrebbe diventare un riferimento importante in un panorama politico che offre ben poco. Soprattutto, potrebbe diventare punto di riferimento per tanti italiani che, oggi, provano ad individuare il meno peggio ed a votare colui che, al Governo, potrebbe fare meno danni degli altri.