Il crollo del Pd travolge anche Palazzo di Città: pronta la resa dei conti

Il crollo del Pd travolge anche Palazzo di Città: pronta la resa dei conti

7 marzo 2018

Marco Imbimbo – I mesi che restano, da qui alle elezioni amministrative (ufficiosamente previste per il 27 maggio) non saranno semplici per il Pd irpino, ancor di meno per quello cittadino. Con conseguenze anche sull’amministrazione Foti.

Il tonfo ad Avellino, infatti, è stato di quelli clamorosi. Il Movimento a 5 Stelle ha letteralmente demolito (in termini di consenso) il Partito Democratico che, in città, ha sempre potuto contare su un numero di voti consistente. Soprattutto sono venute meno le periferie, a cominciare dalle roccaforti dem come quel rione San Tommaso  feudo (sempre in termini di voti) dell’ex senatore Enzo De Luca.

Proprio nel popoloso quartiere emerge un dato che rischia di mandare ancora di più in subbuglio un Pd avellinese dal già fragile equilibrio. Anche qui, infatti, Luigi Famiglietti, candidato nell’uninominale per il Senato, è stato doppiato da Ugo Grassi (M5S). Stessa sorte è successa in tutta la città, ma soprattutto nelle altre periferie come Rione Mazzini e Valle o Bellizzi e Picarelli. Si tratta di quelle zone, per intenderci, che in occasione delle amministrative risultano determinanti per la vittoria. Se poi si guarda alle “X” apposte al simbolo del Pd, la situazione si fa ancora più drammatica perchè risultano quasi di un terzo inferiore a quelli per i 5S (più o meno gli stessi espressi per Grassi).

Una città, insomma, che ha bocciato nettamente il Partito Democratico e i candidati delle liste alleate, come il deputato uscente Angelo D’Agostino, staccato di ben 4 mila voti da Michele Gubitosa (5S). Anche in questo caso le periferie hanno giocato un ruolo importante, laddove invece avrebbero dovuto garantire un bel numero di voti all’intera coalizione di centrosinistra, data la presenza di vari esponenti che, durante le amministrative, possono vantare un numero importante di consensi. E c’è anche chi, all’interno del Pd cittadino, ma anche tra gli alleati, punta il dito contro l’amministrazione Foti, rea di aver fatto perdere ulteriori voti.

Qualcosa, d’altronde, non ha funzionato al di là del “vento a 5 Stelle” che ha soffiato su tutta l’Italia, in particolar modo sul Mezzogiorno. E la caccia alle streghe è già cominciata.

D’altronde i segnali c’erano tutti già nei giorni precedenti al voto quando, tra i corridoi della federazione irpina del Pd, ma anche di Palazzo di Città, giravano già voci di un possibile disimpegno da parte di chi era rimasto fuori dalla tornata elettorale (ipotesi a cui seguiranno le smentite di rito, come da prassi).

Il malcontento, inoltre comincia già a registrarsi. E’ il caso di D’Agostino, la cui sconfitta ha gettato un velo di malumore su tutta la sua area verso gli alleati, a cominciare dal Pd. A tal proposito, si registra l’assenza dell’assessore Paola Valentino (quota D’Agostino) dalla giunta comunale che si è tenuta ieri a Palazzo di Città. I maligni ci hanno letto un primo segnale di rottura all’interno dell’amministrazione e del Consiglio Comunale dove, tra le altre, è presente anche Gianluca Festa, già opposizione in maggioranza, anch’egli sostenitore di D’Agostino.

Da capire come si comporteranno di dameliani, che alle elezioni sostenevano l’ex deputato. E poi c’è Nicola Poppa, che lo ha abbandonato all’ultimo momento, ma la rottura era in atto da tempo. Ufficialmente sarebbe passato con Umberto del Basso de Caro, ufficiosamente è così. Poi c’è tutta la truppa dei deluchiani, rimasti subito delusi dal Pd per la mancata candidatura dell’ex senatore, ma anche per quella della D’Amelio che, se eletta, avrebbe portato De Luca diritto in Regione. Tutto un gioco ad incastri che finisce per alimentare il clima di sospetto degli uni sugli altri perchè, se proprio sconfitta doveva essere, almeno sarebbe potuta arrivare in maniera dignitosa.

Il clima, insomma, non è dei più sereni a Palazzo di Città, anzi non lo è mai stato. Da oggi lo è meno. Fortuna che tra poco più di un mese scatterà la gestione ordinaria dell’ente, ma prima l’Aula sarà chiamata a decidere su Acs, Teatro e Bilancio. Bisognerà faticare non poco tra i mal di pancia in maggioranza per trovare i voti necessari.