Il circolo degli orrori di via Vasto: a “Non è l’Arena” l’agghiacciante testimonianza di una delle minorenni

Il circolo degli orrori di via Vasto: a “Non è l’Arena” l’agghiacciante testimonianza di una delle minorenni

11 dicembre 2017

Sesso in cambio di pochi euro o regalini. Il caso degli orrori di via Vasto ad Avellino arriva al programma di La7 “Non è l’Arena“. Una testimonianza rilasciata alla giornalista del programma condotto da Massimo Giletti che fa rimanere senza fiato. Una ragazza che di spalle alla telecamera intreccia le sue mani ricordando tutto sin dal principio.

Andavo li perchè c’era il mio fidanzato, i miei amici. Andavamo li a giocare nel periodo della scuola, saltavo le lezioni e andavamo li a passare la mattinata. Uno dei quei giorni lui si è iniziato ad avvicinare: “Vuoi il caffè? Vuoi qualcosa da mangiare?”.  Abbiamo fatto amicizia e passato tante giornate all’interno del circolo”. Questo l’inizio dell’incubo per una ragazzina che frequentava il circolo di via Vasto ad Avellino. Una testimonianza agghiacciante di come tutto è iniziato.

“Sei carina? Lavori? Sei fidanzata? Siamo entrati in confidenza. Poi sono arrivate le prime proposte. Io a settembre apro il bar, ti metti dietro al bancone e ti faccio lavorare. Mi ha illuso cosi. Ma non solo a me, lo faceva con molte altre ragazze che stavano li dentro”.  Poi qualcosa cambia, l’approccio gentile e le prime “prove” come  le definisce la ragazzina che rilascia le dichiarazioni con il volto coperto: “Ha iniziato a toccarmi. All’inizio gli dicevo ma cosa fai? Posso essere tua figlia. Sul sedere, sul seno per vedere come reagivo. All’inizio non sapevo come comportarmi. Era una situazione nuova per me. E poi ci sono cascata”. La voce della ragazza si rompe, un ricordo terribile che traspare dal tono della giovane: “Avevo sedici, quasi diciassette anni. Mi mandava nella porta di fronte. C’erano delle macchinette e poi una stanza da letto. Avevo paura, poi con il tempo la venti euro, cinquanta, facevano comodo visto che non avevo un lavoro. Dopo un po’ di tempo mi ha inziato a dire: “meglio che conosci altra gente cosi guadagni di più e ho conosciuto altre persone”.

La ragazza inizia a parlare di particolari agghiaccianti, di quello che avveniva nella stanza con gli altri clienti: “Mi chiedevano di spogliarmi e di essere più sveglia. E poi succedeva. Io subito scappavo appena terminato e lui diceva che io me ne volevo andare subito, che non avevo pazienza e che dovevo imparare. Un sacco di volte non mi sono presentata quando lui mi chiamava e si incazzava pure. A me faceva schifo”.

A “Non è l’Arena” si apre il dibattito sul perchè, di come possa nascere una realtà del genere. A colpire però ancora le parole di una ragazza normale diventata “baby squillo” per volere di altri: “E’ stato un periodo brutto. Ero nervosa, agitata. Vivevo con al paura che qualcuno lo veniva a sapere. Ora sono tranquilla, esco con gli amici. E’ diverso. Pensandoci ora dico non  ne vale la pena. I carabinieri mi hanno detto: “un giorno se succederà qualcosa dovrai andare in tribunale a raccontare”. Io ho sempre sognato di guardarlo negli occhi e sputarlo in faccia. Ho pensato a tutte le famiglie che ha fatto del male. I miei non sanno ancora nulla. Ogni volta che ho avuto un problema non sono mai andata da loro. I carabinieri mi hanno aiutato davvero tanto e hanno detto a i miei genitori un’altra cosa. La gente sa solo giudicare ma non sa quello che succede davvero”.