Idv – Di Pietro apre al Pd. La clausola: “Non siamo in svendita”

18 aprile 2009

Avellino – Italia dei Valori: in un simbolo l’impegno di costituire un’alternativa al governo Berlusconi “che vende fumo e non arrosto”. Fantasioso e scalpitante Antonio Di Pietro, oggi ad Avellino, ha aperto l’incontro con la stampa delineando i tratti distintivi di un partito che intende porsi e proporsi come alter ego dell’attuale modello governativo a cui non risparmia nessun tipo di accusa. A partire dai fondi destinati alle popolazioni terremotate dell’Abruzzo. “Fondi – ha spiegato – che saranno sottratti alle zone sottosviluppate piuttosto che agli sprechi. Soldi che si tolgono ad un disperato per assegnarli ad un altro disperato. Piuttosto si facessero meno ponti sullo stretto…”.
Un breve passaggio prima di entrare nel merito della ‘vertenza irpina’.
Le alleanze elettorali nel centrosinistra sono ormai al rush finale. Questa è la settimana in cui tutto dovrebbe quadrare. Dovrebbe, appunto. Perché tutto appare concluso ma in realtà i nodi da sciogliere sono ancora tanti.
Il messaggio è stato chiaro: l’Idv è aperta alle coalizioni. Soprattutto con il Pd.
Proprio perché si identifica come partito della concretezza, fuori dalle astruserie della vecchia politica, l’Italia dei Valori di Antonio Di Pietro a tal proposito lancia un chiaro avvertimento: “Ad Avellino siamo disponibili ma non in svendita. Aspetteremo fino all’ultimo giorno una valida proposta altrimenti abbiamo tutte le carte in regola per andare avanti da soli”. Dunque, apertura sì ma senza essere considerati “carne da macello”.
L’idea è quella di mettere nero su bianco una trattativa globale che coinvolga tutta la Campania e che tracci le sue direttive in un ricambio generazionale della classe dirigente, in una gestione trasparente e nell’assunzione di responsabilità. “In Irpinia siamo pronti a costruire insieme un programma stabilendo chi avrà l’onere di attuarlo. Il Pd si aspetta da noi un apporto in termini di voti. Noi faremo di più. Il nostro contributo sarà sensibile soprattutto a livello di idee, progetti e responsabilità”.
Un’intesa, dunque, che potrebbe avere i suoi sviluppi tanto alla Provincia quanto al Comune di Avellino dove il sindaco Galasso “… ha cercato di governare nei limiti delle possibilità che ha avuto. Siamo disponibili ad appoggiarlo ma un matrimonio si fa in due e occorre definire subito i ruoli. Il Pd deve prendere atto che siamo una risorsa, non una palla al piede”.
Un ‘do ut des’ che non lascia alcun margine di dubbio per “… eliminare il demitismo che oggi si configura come un cambio di casacca indirizzato alla conquista del potere. Io ripudio chi trasforma il territorio in un feudo”.
Assoluta contrarietà anche rispetto al ‘matrimonio’ De Mita-Pdl, qualificato piuttosto come un “adulterio aggravato e reiterato da chi in politica sta facendo il mestiere più vecchio del mondo. De Mita vuole solo costruire un feudo. Ma non è più tempo di elemosinare un diritto. Occorre rivendicarlo”. (di Manuela Di Pietro)