I mille colori dell’Fma nel grigiore di un presidio permanente

15 febbraio 2010

Pratola Serra – È un sapore agrodolce quello che suscita il contrasto del verde, del blu, del rosa, del rosso delle bandiere dei sindacati sullo sfondo del cielo plumbeo di Pratola Serra. Un’amarezza che ha conosciuto inizio ormai quasi 2 anni fa, quando lo stabilimento Fma è precipitato nel fosso della Cassa Integrazione e da cui non è dato ancora sapere quando si riuscirà a venir fuori.

Questa mattina davanti i cancelli della fabbrica più grande d’Irpinia è cominciata la settimana di presidio permanente da parte di lavoratori, Rsu e sindacati. Tante voci e una sola richiesta: conoscere il proprio futuro.

OMI (ORGOGLIO METALMECCANICO IRPINO) – E’ così che è stato battezzato il presidio permanente che vuole essere stendardo di un orgoglio che neanche mesi e mesi di Cassa Integrazione e porte chiuse in faccia posso sopire.
“Questo nome – ha spiegato Giuseppe Zaolino, segretario della Fim Cisl – sta ad indicare la nostra volontà di far ritornare in questa provincia il lavoro al centro dell’attenzione di tutti della politica”.

FUMO A MANOVELLA O IMPEGNO CONCRETO? – Buona la prima del presidio permanente. Questa mattina sono intervenuti esponenti di Noi Sud, l’onorevole Arturo Iannaccone, il capogruppo in consiglio provinciale Carmine De Angelis, Antonio De Vita candidato alle Regionali, Antonio Aufiero sindaco di Pratola Serra e consigliere Pd a Palazzo Caracciolo, Giuseppe De Mita, vicepresidente della Provincia.

La linea di confine che separa campagna elettorale e impegno concreto, lo sanno bene gli operai, è molto sottile. “La visita di G. De Mita – ha dichiarato Franco Mosca, Rsu Fim Cisl – è un buon segnale di interesse che ha confermato l’impegno che la Provincia intende assumersi. Ai primi di marzo ci dovrebbe essere un incontro con Scajola e a De Mita abbiamo chiesto di farsi portavoce col ministro. Diffidiamo delle passerelle elettorali, quello che ci interessa è che ci diano una missione produttiva, del resto ci importa poco”.
“Abbiamo esperienza a riguardo – ha sottolineato invece Zaolino – e sappiano distinguere chi fa il fumo a manovella e chi invece viene qui per darci veramente una mano”.
“Ho sempre manifestato la mia solidarietà ai lavoratori Fma – ha dichiarato il sindaco di Pratola Antonio Aufiero – circa un anno fa, nel mese di aprile, mi sono fatto carico di un’iniziativa importante che ho esteso a tutti i sindaci della provincia di Avellino. A loro è stata chiesta una deliberazione di consiglio comunale da inviare alla presidenza del Consiglio dei Ministri per convocare un tavolo istituzionale risolutivo per individuare la nuova mission produttiva dell’Fma. Quello organizzato dalla Provincia in questi mesi è ben lontano da una soluzione, a mancare è stata soprattutto la forza delle richieste da parte del governo provinciale, che dovrebbe finalmente imparare a scendere sul territorio e capire quali sono i veri disagi della gente”.

LE VOCI ROSA DELL’FMA – Italia D’Acierno e Ida Bianco sono 2 delle circa 200 donne che lavorano all’Fma. Da sempre attive per la crisi dell’intero indotto avellinese, stamattina alla prima del presidio permanente erano presenti anche loro, ciascuna sotto la propria tenda, Italia quella della Cgil, Ida (che è anche una Rsu) quella della Fismic. “Qui ad Avellino – fa notare Italia – non c’è il senso dell’operaio. Pomigliano ha chiuso bar e negozi quando sono scesi i lavoratori a manifestare, ma qua c’è solo tanta indifferenza. E se si vede qualche politico è solo per le regionali. Il problema è che le Rsu sono poco chiare e incisive nello stimolare gli operai ad una presa di coscienza e alla mobilitazione”. Ida, che Rsu lo è da tempo, si dice più preoccupata delle ricadute sociali che la cassa integrazione comporta: “Il nostro problema è gravissimo, siamo 2mila persone, una fabbrica giovane le cui famiglie sono quasi tutte monoreddito e anche chi ha il doppio reddito si trova con un mutuo da pagare, spese da sostenere e figli da mandare avanti”. I dubbi di Italia ricadono anche sulla questione dell’assunzione dei 271 lavoratori Ceva. L’azienda dei trasporti satellite della Fma doveva essere assorbita a fine gennaio dalla Fiat, una mossa che però è stata rimandata di 3 mesi, ma che comunque, garantiscono, si farà. “Quello che non mi spiego – riflette Italia D’Acierno – è come può un azienda così in crisi assumere 271 lavoratori? Vuol dire che la crisi non c’è più e che quindi non ha più bisogno di ricorrere ad ammortizzatori sociali come la cassa integrazione”.

MORS TUA VITA MEA: TERMINI IMERESE SALVEZZA DI PRATOLA SERRA? – È una “guerra tra poveri” quella che rischia di venir fuori dalle recenti dichiarazioni di Ciriaco De Mita. Il leader di Nusco, sulla scorta di un confronto avuto con il Ministro Scajola, ha dichiarato che, in funzione della chiusura dello stabilimento di Termini Imerese, i lavoratori dell’Fma potrebbero dormire sonni tranquilli. “Due cose completamente distinte – ha spiegato Gaetano Altieri, della Uil – la chiusura di Termini Imerese non gioverà affatto all’Fma, perché lì si producono carrozzerie, mentre qui motori. Quello che serve è portare un motore di piccola cilindrata o dare all’Fma una missione produttiva nuova, capace magari di dare risposte anche ad altri mercati come quello americano. Sono queste le cose che veramente aiuterebbero l’Fma e non certo la chiusura di Termini Imerese”. E su questi annunci neanche Zaolino ci vede chiaro: “A De Mita ho detto che se qualcuno pensa di fare operazioni telefoniche, immaginando che i lavoratori possano bersi queste notizie, sbaglia. Chi vuole aiutare i lavoratori della fabbrica si presenti davanti ai cancelli e ci metta la faccia. Noi crediamo solo ai fatti”.
“La Fiat esca da questo castello – ha incalzato il segretario Fim Cisl -venga all’Unione Industriali e ci spieghi esattamente cosa significa annunciare che in Italia dopo Termini Imerese non sarà chiuso nessun altro stabilimento”.
(di Oderica Lusi)