I giovani, la politica, il Partito Democratico: parla Adriana Guerriero

I giovani, la politica, il Partito Democratico: parla Adriana Guerriero

5 gennaio 2019

Adriana Guerriero, Giovane Democratica e segretaria del Circolo Pd di Grottolella, perché un giovane oggi dovrebbe fare politica?

Un giovane dovrebbe sempre interessarsi alla politica, purché sia politica di confronto e di dialogo. Anzi oggi più che mai dovrebbe farlo. Dovrebbe essere proprio quel sentimento di sfiducia, alimentato dalla preoccupazione, che dovrebbe far pretendere e prevalere discussioni su temi seri. Essere promotori di proposte, senza accontentarsi di attendere un riscontro che nasca da altri e che potrebbe non avvenire mai. Prediligere una politica partitica, scegliere la militanza, non può essere un blocco o una difficoltà. È dai partiti che nasce la democrazia: la sconfitta della dittatura, il superamento e la sconfitta di chi usava terrore tra le istituzioni e nel popolo, la lotta alle disuguaglianze, la conquista dei diritti sociali e civili, queste sono conquiste di partiti.

Ha più volte sottolineato la parola “partito”, cosa le ha fatto privilegiare quest’apparato a un’associazione o a un movimento civico?

Un partito politico ha una struttura organizzata con delle regole, che sono fondamentali, e una struttura democratica aperta a tutti. La politica partitica non si esaurisce in un movimento politico temporaneo, di cui oggi non ci si può certo accontentare. Non bisogna avere timore dei momenti difficili perché da questi può nascere il meglio e il momento per agire è adesso. Non si può restare fermi ad aspettare, un giovane non può e non deve permetterselo. Ho iniziato a vivere a stretto contatto con la realtà delle persone e della comunità fin da piccola, quando condividevo attività associative e di volontariato contribuendo con altre persone la passione per l’altro. Da qui il pecorso è proseguito in ambito universitario partecipando attivamente alla vita associativa dell’università e per l’università. La dedizione politica è stata naturale, una conseguenza, e non credo che potesse essere distante dal Partito Democratico e soprattutto dai Giovani Democratici, che sento e vivo come una grande famiglia.

A questo punto le chiedo perché il Pd e perché i Giovani Democratici?

Perché sono nata democratica e credo nel valore della militanza. Credo che dalla collaborazione, dalla convergenza di intenti e dalla condivisione di idee, si possa avere cura del proprio presente e del futuro altrui. Non potevo che condividere il progetto politico del Partito Democratico, che ha creato, non senza difficoltà, uno spazio per i giovani e oggi spetta a noi rimettere in moto il partito con la forza di tutti coloro che devono vedere nella politica sé stessi rappresentati. Giovani che siano intellettualmente liberi e autonomi.

Resta il fatto che il Partito Democratico, così come l’intera coalizione di Centrosinistra, è in palese difficoltà sia a livello nazionale che locale. Il dialogo interno scaturito dall’imminente appuntamento congressuale può bastare a rifondare un partito che appena qualche anno fa registrava da solo il 40% dei consensi?

Un dialogo nel partito non basta, oggi molti ritengono che la politica sia elitaria e assolutamente non deve essere così, almeno non nel Pd. Incontrare la gente e ascoltare le persone è sempre stato ciò che ci ha contraddistinto. Dobbiamo essere un partito plurale impegnato nella risoluzione di criticità come il lavoro, il disorientamento dei giovani e la sfiducia che ne deriva. Qualche giorno fa alcuni ragazzi hanno scritto parole molto dure nei confronti della classe dirigente del Pd, condivido in toto quelle parole e quanto detto dalle mie compagne: il Pd deve diventare un’occasione di riscatto con proposte chiare e percorsi che indicano già le fasi di attuazione con tempi certi, non per una crescita nel futuro ma già nel presente.

Sì, ma come fare?

Occorre superare dibattiti sui social: la politica non è un tweet, un like, ma è confrontarsi, vedere la delusione negli occhi di chi credeva in un progetto, dialogare e ritornare a far sì che tutti si sentano rappresentati dal Partito Democratico, dal partito di Centrosinistra, valorizzando la qualità di risorse umane di cui è dotato e che ritrova nella militanza. Un nuovo modo di ascoltare senza cacciare via il “vecchio”. Lasciare che nelle correnti ci nuotino i pesci, si può fare politica avendo interlocutori politici senza essere bandierine o pedine. Tutto nasce dalla volontà di non farsi strumentalizzare e dalla libertà di innovare. Non serve un rinnovo, serve confronto tra le generazioni che si susseguono nel partito e questo non solo a livello nazionale ma dal circolo del piccolo comune alle Federazioni provinciali, regionali e nazionale.

E di questo Congresso amplio e democratico?

Democratico mi piace molto come aggettivo. La democrazia è un’ideologia dalla quale nasce un modus operandi: pensare al plurale e ritenere che ogni strumento deve essere fornito a tutti e che ognuno possa sentirsi libero di contribuire come può e quanto ritiene. Noi giovani che nella militanza condividiamo valori, idee e progetti, dobbiamo essere sempre fedeli a noi stessi senza permettere che quello che dicono gli altri distragga dagli obiettivi. E’ importante e necessario uscire dalle logiche correntizie, ma questo non vuol dire che bisogna rimanere trincerati nei propri ragionamenti, questo non vuol dire non avere interlocutori anche politici. È naturale che un giovane appassionato di politica si confronti con i riferimenti istituzionali del partito, che si ritrovi con chi ha idee simili alle sue. Accade nel mondo dell’arte, della cultura, del cinema, e così anche nel mondo della politica. E’ sicuramente vero che nel mondo partitico ci siano molti più interlocutori con i quali i giovani possano confrontarsi, ma questo deve essere una forza e non una divisione. Un ragazzo deve imparare a fare politica, a un giovane deve essere insegnata la politica. Tra le caratteristiche principali e importanti che distingue il nostro partito da tutti gli altri c’è la formazione. Non si deve aver paura di formare una nuova classe dirigente, ma riconoscerne le capacità in quanto capaci di pensare con la propria testa, dissentendo anche i propri dirigenti di partito se non si condivide il percorso. Non bisogna essere in coda davanti a un leader, bisogna andare insieme, confrontarsi e camminare fianco a fianco. In questi giorni di festa mi è capitato e mi capita spesso di parlare di politica con persone adulte che nel partito, e che nei diversi partiti storici hanno contribuito portando il proprio pensiero. Mi raccontano, commossi, di partiti belli ne parlano con orgoglio, raccontano degli errori fatti, raccontano delle lotte condivise, non necessariamente personali ma per quelli che stavano in difficoltà, per cui un partito di sinistra dovrebbe sempre lottare.

Da Zingaretti a Martina, passando per Boccia, Corallo e qualcun altro che ancora non ha sciolto la riserva: quale candidato alla segreteria nazionale ritiene maggiormente valido per risollevare le sorti del Pd e del partito di Centrosinistra?

Credo che siano tutti validi candidati, ma personalmente mi ritrovo sulla mozione Martina. Occorre dare il tempo necessario a colui che comunque ha avuto il coraggio di prendersi una responsabilità non piccola nel voler risollevare le sorti di un partito che ha vissuto le difficoltà che hanno portato a una grande sconfitta. A Maurizio Martina non è stato riconosciuto il buono che ha fatto, ma troppo facilmente gli sono state date le colpe di errori non certo solo suoi. In maniera più divertente: non ha avuto neanche il tempo di farsi crescere la barba, come poteva risollevare le sorti del partito di Centrosinistra. Tanti giovani sono impegnati in tutta Italia sull’idea che Martina condivide con noi. E se dico “condividere con noi” è perché è proprio quello che fa: ci sente, ci ascolta e ci pone questioni di confronto. Noi ragazzi dobbiamo essere cassa di risonanza per le realtà e le generazioni, sentinelle sul territorio, per il partito e per la democrazia. In questo momento il Pd ha bisogno di persone che gli si dedichino anima e corpo, con presenza costante, decisa e ferma.