Grasso (Pd): “Non dobbiamo arroccarci ma aprire le porte del partito a nuovi contributi”

Grasso (Pd): “Non dobbiamo arroccarci ma aprire le porte del partito a nuovi contributi”

14 marzo 2018

Di seguito la nota di Raffaele Grasso, coordinatore del circolo del Pd di Ariano Irpino, in riferimento alle ultime novità legate alla Direzione nazionale e alla riunione di ieri con il commissario on. Davide Ermini.

“Dalla sconfitta in questa campagna elettorale nessuno può tirarsi fuori e dei fallimenti è bene fare tesoro perché sono un segnale e un’occasione per ricostruire. Guardo con speranza alla riunione dei coordinatori di circolo della provincia di Avellino di ieri, convocata dal Commissario, perché, a mio avviso, è arrivato il tempo di capire, non quello della resa dei conti. Ora è il momento di parlarci e fare politica nel partito e non con i comunicati stampa. Spegniamo Twitter e accendiamo la luce dei circoli. Chiudiamo Facebook e apriamo le porte alla partecipazione.
Questa lettera vuole essere un segnale di presenza, vista l’assenza obbligata dalla riunione, nella consapevolezza che i riferimenti, i dirigenti e i colleghi coordinatori rinnoveranno la richiesta di simili spazi di discussione e proposta e ha la presunzione di voler essere un contributo (non richiesto) al dibattito che si svilupperà”.

“E’ stata un’ondata – si legge nella missiva –  soprattutto al Sud, quella che ci ha colpito e i nomi dei candidati uninominali sono stati per la maggior parte ignorati dall’elettorato, inutile, quindi, addossare colpe su queste scelte, il caso Pesaro, Cecconi (espulso M5S) che batte il Ministro Minniti, insegna. A noi sui territori era affidato il compito di fare da scudo, di difenderci dalla marea. Non ci siamo riusciti, anche perché in molti hanno preferito abbandonare la barca e altri hanno aspettato solo questo momento per lanciare “coraggiose” agenzie di stampa senza però avere la credibilità di chi ha comunque lavorato per il partito, i candidati, i segretari e i militanti, tutti quelli che hanno dovuto fare il doppio della fatica perché intanto c’era chi remava contro e chi guardava soltanto.

Siamo riusciti a rallentare la perdita di voti reali, invertendo la tendenza storica della città dove vedeva una differenza anche di 10 punti tra questa e i livelli superiori (ad esempio ora è in linea con le percentuali della Regione, in particolare al Senato), riuscendo a fare “menopeggio” del Pd in alcune realtà provinciali.

Sia chiaro, siamo stati sconfitti, ma il lavoro svolto ha portato sicuramente dei segnali importanti. La cosa più bella è stata riuscire a creare relazioni umani e vedere, dopo la  sconfitta, nuovi giovani volti pronti ad impegnare il proprio tempo per la comunità. Per questo non dobbiamo arroccarci adesso, ma cogliere l’occasione per aprire le porte del partito a nuovi contributi. Nuovi tesserati.
Così come dobbiamo immaginare una nuova forma-partito perché quella che c’è non funziona più, perché non riesce a coinvolgere, non fotografa il feedback dei territori e non sempre è al passo con le decisioni veloci che i tempi della politica impongono di prendere. Qui stiamo sperimentando una struttura a rete in cui è centrale la figura del referente di zona. Infine, recuperare il contatto con le persone, anche quelle che paiono non voler alcun dialogo. Bisogna recuperare un po’ di sano dialogo. E occuparsi anche del percepito, perché dietro un’inquietudine c’è sempre una ragione, e bisogna indagare. Indagare se è vera o è falsa. Ma partendo dalla persona”.