Goletta dei fiumi, in Irpinia il 70% degli impianti non è conforme

Goletta dei fiumi, in Irpinia il 70% degli impianti non è conforme

22 ottobre 2017

Secondo l’ultima indagine realizzata da Legambiente Campania, che tiene conto di tutti i controlli analitici del 2016 realizzati dall’Arpac sulle acque in uscita dagli impianti di depurazione, l’Irpinia raggiunge una punta di non conformità del 70%.

Ad oggi, ricorda Legambiente, le acque dei nostri fiumi si trovano in uno stato di qualità insufficiente rispetto ai traguardi indicati dalle direttive europee. Il termine per il raggiungimento degli obiettivi ambientali previsti dalla direttiva 2000/60 è scaduto nel 2015 ed i ritardi accumulati nella nostra provincia, oltre ad avere gravi conseguenze sull’ecosistema fluviale, costeranno multe salate per via delle procedure di infrazione attivate da parte dell’Europa nei confronti del nostro Paese.

I dati Arpac del 2016, relativi alle acque in uscita dagli impianti di depurazione, evidenziano la criticità della situazione con il 38% dei controlli “non conforme” e punte del 70% per gli impianti della provincia di Avellino e a seguire del 66% per quelli della provincia di Salerno, 52% per la provincia di Benevento, 27% per la provincia di Caserta e 22% per la provincia di Napoli.

La Goletta dei fiumi di Legambiente conferma che i corsi d’acqua della provincia di Avellino sono tra i più inquinati della regione ed i meno conformi alle nuove normative europee.

Proprio in questi giorni, la Goletta dei Fiumi, l’iniziativa promossa da Legambiente Campania, è partita per monitorare lo stato di salute dei maggiori fiumi della regione, quest’anno con un occhio particolare all’inquinamento da microplastiche.

La campagna è realizzata con il sostegno del Consorzio di Bonifica in Destra del Fiume Sele, la collaborazione dell’Associazione Ortofrutticoltori Agro e dei partner tecnici Hach e Apolab Scientific oltre che del supporto scientifico del Dipartimento di Chimica e Biologia dell’Università degli Studi di Salerno, si snoderà attraverso le province di Napoli, Salerno e Avellino, monitorando oltre trenta punti in altrettanti comuni alla ricerca delle principali criticità che riguardano non solo le acque, ma gli interi ecosistemi fluviali dell’area del Bacino del Sarno, del Sele e del fiume Tusciano, con particolare attenzione al malfunzionamento o alla mancanza di sistemi di depurazione.