Gli operai ex Irisbus scrivono a Di Maio: “Basta assistenzialismo, vogliamo lavorare”

Gli operai ex Irisbus scrivono a Di Maio: “Basta assistenzialismo, vogliamo lavorare”

14 gennaio 2019

“Gentile Onorevole Luigi Di Maio, siamo gli operai dell’ex Irisbus, ci scuserà ma ci risulta ancora difficile chiamarci operai I.I.A. visto che nella realtà dei fatti la famosa Industria Italiana Autobus non è mai partita veramente”.

Inizia così la lettera inviata dagli operai ex Irisbus al vicepremier. “Le scriviamo dopo aver atteso a lungo la sua visita al nostro stabilimento, una visita dichiarata, promessa, sponsorizzata ma mai arrivata. Eppure le assicuriamo che la nostra meravigliosa vallata, con le sue colline, che si ergono a “difesa” di una zona industriale dalle vaste potenzialità mai realmente esplicatesi, sarebbe veramente uno scenario unico anche per la nuova moda dei selfie in uso alla politica contemporanea”.

“Lasciando da parte per un momento la drammatica ironia di chi, come noi, ha dovuto imparare da generazioni l’arte del “Tirare a Campare” arriviamo quindi al motivo di questa nostra missiva: un incontro urgente con Lei. Sicuramente sarà al corrente di quanto accaduto anche recentemente all’ultimo incontro al Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali. Un incontro deludente e mortificante fatto di persone che non riuscivano ad ascoltare le nostre parole, il nostro sconforto e la nostra rabbia”.

“Infatti mentre noi parlavamo di Piano Industriale “alcuni” parlavano di debiti accollatisi e di potenziali finanziamenti da avere.Mentre noi chiedevamo lavoro “altri” paventavano una Cassa Integrazione di 3 mesi (dopo 9 anni già di Cassa Integrazione). Insomma mentre noi volevamo essere il Sud che vuole lavorare dignitosamente e guadagnarsi lo stipendio, ci veniva proposto il solito, stucchevole, deprimente e irrispettoso assistenzialismo”, incalzano gli operai.

“Ecco noi abbiamo bisogno quindi di rispetto, di attenzione e di diritti e ne vogliamo discutere con lei a voce, anche perché vogliamo capire come si può parlare di nuovo “boom economico” se vengono deprezzate, dimenticate e smantellate realtà industriali come la nostra che è una produzione dall’altissimo valore sociale visto che produciamo autobus che servono alla Nazione, al Pubblico e non cioccolatini che ad alcuni fanno anche male”.

“Non sappiamo più a chi dobbiamo appellarci per incontrarla, o per essere di suo gradimento dobbiamo indossare i famosi “gilet gialli” a cui anche ha dato il suo plauso e il suo sostegno? Lo faremmo anche, ma già abbiamo subito processi e denunce per molto meno, non vorremmo rischiare che, il suo alleato di Governo, ci mandi addirittura in galera perché oltre al danno non potremmo superare anche la beffa. Siamo operai, mica stolti”.

“Noi vogliamo solo raccontarle, farle toccare con mano la precarietà, l’insicurezza, il deperimento in cui versa il nostro stabilimento che un tempo era il fiore all’occhiello delle realtà industriali italiane. Noi vorremmo solo descriverle le nostre proposte per far rivivere una industria che serve all’Italia e alla dignità del Sud”.

“Caro “Cittadino” Di Maio (ci lasci passare questa “insolenza”), noi vorremmo solo farle capire per noi qui cosa davvero vuol dire “prima gli Italiani” e, soprattutto cosa vuol dire davvero “Governo del Cambiamento”. Sperando di ricevere risposta quanto prima – conclude la nota – la informiamo che non resteremo a lungo ad aspettare con le mani in mano”.