Gallicchio: “Servizi sociali, ci vuole senso di responsabilità”

6 febbraio 2013

«Per i sindaci del Consorzio dei Servizi Sociali “Alta Irpinia” c’è un’altra responsabilità da assolvere. Dopo l’approvazione delle modifiche allo statuto, il primo scoglio da superare riguarda la composizione del consiglio di amministrazione, da undici a cinque componenti per una rappresentanza territoriale e politica. Sono certo che per le condizioni del consorzio si tenterà una sintesi condivisa. Vietato fallire, occorre un supplemento di responsabilità». Pasquale Gallicchio dirigente provinciale del Partito democratico, consigliere comunale di Bisaccia, interviene ancora una volta nella vicenda del Consorzio dei Servizi Sociali “Alta Irpinia”. «Non mi stanco di essere tra le poche voci costanti, per qualcuno fastidiose, che si levano a difesa di questo territorio. Tutto ciò è necessario viste le ricadute provocate da istituzioni e politici distratti. Per il consorzio “Alta Irpinia” spesso sento parlare della necessità di razionalizzare i servizi. Parola quasi magica che, però indica tagli. Una operazione del genere credo abbia bisogno di una seria considerazione dell’effetto sui servizi. Potrebbe servire una rilettura del bisogno e ciò potrebbe avvenire con un decentramento di alcune figure professionali presenti a Lioni che accompagnate nel lavoro dagli operatori del territorio possono potenziare le sedi dei distretti sociali rispettivamente di Calitri, Sant’Angelo dei Lombardi, Montella e Lioni. Avviare un lavoro di rete che possa vedere in Lioni il nodo finale. Ripensando i servizi, si potrebbe lavorare con la stessa logica delle unioni comunali, ossia distribuendo tra i 25 comuni del consorzio la presenza di alcuni centri di eccellenza dando spazio anche al volontariato. Un esempio potrebbe essere il Centro Socioeducativo di Bisaccia che già in passato è stato oggetto di questa proposta ma senza fattive conseguenze. Non più centri seminati per ogni paese che, rispetto ai tagli, non possono essere sostenuti e che rischiano di costringere a casa molte persone bisognose. Operare in sinergia con il principio delle unioni che devono servire a questo e non come sosteneva qualche sindaco, che ha visto sconfitta la propria linea, a smembrare il Consorzio “Alta Irpinia”». Gallicchio non dimentica di toccare una questione che sta seguendo da tempo e che riguarda il personale del Consorzio dei Servizi Sociali “Alta Irpinia” in particolare i 22 lavoratori che a giugno vedranno scadere il proprio contratto. «Una questione delicata per la quale bisogna fare presto. Non è più tempo di confronti in assemblea, c’è la necessità di avviare un tavolo tecnico tra i lavoratori interessati, i sindacati e il consiglio di amministrazione. Una tabella di marcia precisa per arrivare nel giro di due mesi alle proposte da discutere poi in assemblea e chiudere in tempi utili. Sento parlare di possibili deroghe, ritengo sia un modo per prendere tempo e dilatare la presa in carico della responsabilità. Una volta accertata la non lievitazione della spesa del personale, che ammonta a 900mila euro, c’è da verificare il percorso. La stabilizzazione richiede una scelta precisa che è quella di mantenere i 22 lavoratori ma soprattutto non rinunciare alla loro esperienza e professionalità. Poi, se nelle riserve mentali ci fosse un disegno diverso che cerca di regalare questo patrimonio umano a cooperative e fondazioni, quindi a soggetti esterni al consorzio, lasciando allo stesso soltanto la gestione della programmazione, presto verranno alla luce con gravi conseguenze non soltanto politiche».