G. De Mita: “Servizi sanitari priorità per aree interne”

10 giugno 2014

« Da ministri, prima Fabrizio Barca e poi Carlo Trigilia hanno coltivato un’idea quasi eversiva, quella di puntare sulle aree interne, ma questa idea non si è ancora affermata con consapevolezza dal punto di vista istituzionale, come mi pare emerga chiaramente dalla riforma Delrio». Lo ha dichiarato il deputato Giuseppe De Mita nel corso del focus group area interna Alta Irpinia che si è svolto presso il Castello degli Imperiale di Sant’Angelo dei Lombardi alla presenza dell’ex ministro alla Coesione Territoriale, Fabrizio Barca. «Come Irpinia ci siamo preparati sin dal 2009 con un percorso avviato con gli Accordi di Reciprocità e poi con il lavoro del Patto per lo Sviluppo. Abbiamo, insomma, iniziato a correre in attesa che qualcuno ci passasse il pallone. A gennaio scorso l’amministrazione provinciale di Avellino ha approvato un deliberato che è già il segno di una maturità di questi territori, ma siamo ancora alla ricerca di una metodologia che ci consenta di darvi concretizzazione, una metodologia che va consolidata. Un dato importante è legato alla necessità di individuare gli effettivi interlocutori del territorio, perché non sempre coloro che vengono individuati come tali realmente lo sono. Sanità, trasporti e scuola sono la priorità ed è il programma nazionale ad indicarli come tali. La scelta va fatta tra questi assi, a raccordo dei quali poi ci sono i programmi di sviluppo locale. Il senso della discussione deve perciò recuperare questa logica, facendo in modo che alle procedure astratte facciano seguito iniziative concrete dentro una logica di progressività». «La riflessione – ha concluso De Mita – non deve essere basata sui sogni, ma deve essere più concreta e meno generica. La discussione deve concentrarsi sui servizi, e sulla necessità di individuarne un nuovo modello di organizzazione, partendo, secondo il mio punto di vista, da quelli sanitari, così come va definito l’ambito territoriale del fabbisogno. Bisogna cioè ragionare per area, per tipologia di intervento e sui soggetti chiamati a gestire. Se non facciamo quest’operazione, il rischio reale è quello di cadere nella logica dello sparpagliamento della spesa, senza avere alcuna ricaduta effettiva sul territorio».