Fuga dei cervelli, l’appello di un padre: “Costruiamo un futuro in Irpinia per i nostri figli”

Fuga dei cervelli, l’appello di un padre: “Costruiamo un futuro in Irpinia per i nostri figli”

1 dicembre 2018

Fuga dei cervelli ed emergenza lavoro in Irpinia: l’architetto Michele Carluccio, in un’accorata lettera che pubblichiamo di seguito, racconta la storia di suo figlio che, quattro anni fa, ha deciso di lasciare la sua terra per andare a studiare a Milano. Il suo è anche un appello alle istituzioni, alla politica e alla società civile a costruire un futuro possibile anche in Irpinia.

Sono ormai 4 anni che mio figlio Stefano ha lasciato la sua amatissima terra, l’Irpinia, per andare a studiare fuori. Ha studiato per tre anni International Economics and Management alla Bocconi, a Milano e adesso sta facendo la specialistica in Big Data e Computer Science a Barcellona.

Sempre più lontano, sempre meno presente.

E io, suo padre, insieme a sua madre, alla sorella e a tutti i parenti e gli amici ne soffriamo molto perché si è perso e si perderà sempre di più tutti quei brevi attimi di felicità che costituiscono la vera essenza della vita. Tutti quei momenti insieme che fino a 18 anni erano una consuetudine, qualcosa di normale e a cui non facevamo caso, da 4 anni a questa parte sono diventati cosi rari che, davvero, a volte pensiamo di averlo perso per sempre.

Sono mesi che volevo far pubblicare questa lettera, questo appello o come lo si voglia chiamare. Mesi che penso serva far sentire la testimonianza vera di un genitore come ce ne sono ormai migliaia in Irpinia e milioni in tutto il Sud Italia. Genitori senza figli.

Genitori senza figli perché sono lontano a studiare. Genitori senza figli perché sono fuori per formarsi. Genitori senza figli perché sono lontano e difficilmente torneranno in Irpinia, dalla loro famiglia, dai loro amici e dalle loro radici a cui sono così legati.

Il mio è un grido di allarme e di dolore.

Io sono un architetto, vivo e lavoro tra Conza della Campania, Avellino e il resto d’Irpinia. Sono un libero professionista e so quante difficoltà ci sono nella nostra provincia per chi cerca un lavoro, per chi non vuole scappare alla ricerca di luoghi con maggiori opportunità e forse una vita più facile.

Ma io, ormai tanti anni fa,  dopo la laurea in Architettura decisi di tornare e di costruire qui il mio futuro, la mia famiglia ed il mio lavoro. Perché amavo troppo l’Irpinia, l’Alta Irpinia e perché c’era bisogno di ricostruire il mio paese dopo il terremoto del 23 Novembre 1980.

Io decisi di restare e non me ne pento oggi che sono passati 32 anni. Ma forse la situazione per noi era migliore allora, forse allora c’erano più opportunità. Quello che noto oggi è che si sta molto peggio di prima ed i figli d’Irpinia che partono sono quindi molti di più.

Noi tutti: cittadini, professionisti, imprenditori, istituzioni dobbiamo fare molto di più perché questa provincia bellissima si sta spopolando, perché tanti paesi stanno morendo ed i giovani intelligenti e talentuosi vanno via perché qui non possono fare niente.

Il mio è un appello, un monito, affinché si faccia presto qualcosa, perché forse non è ancora troppo tardi. Questa è la lettera di un padre che ha pensato di sfogarsi e di dare una voce a tanti, tantissimi, che pensano le stesse cose ma se le tengono per se, in silenzio, a soffrire.

E ho deciso di metterla per iscritto e di farla pubblicare perché proprio pochi giorni fa, il 23 novembre 2018, esattamente 38 anni dopo il tragico terremoto che ha colpito l’Irpinia e ha avuto come epicentro il mio paese, Conza della Campania, che coincidenza incredibile, mio figlio si è laureato alla Bocconi in modo brillante.

E’ stata una gioia immensa e indescrivibile. E nei giorni seguenti ci ho riflettuto parecchio su questa coincidenza, sulle capacità di mio figlio Stefano e sul grande impegno che ha profuso per raggiungere questo traguardo davvero ambizioso.

Ed è nata all’improvviso in me una speranza. La speranza che mio figlio Stefano e altri giovani come lui in un anniversario così triste come quello del terremoto dell’Irpinia possano rappresentare la rinascita di questa terra meravigliosa.

23 Novembre 1980 – 23 Novembre 2018: 38 anni dopo la morte e la distruzione. La nascita di una speranza, di un germoglio che speriamo possa dare frutti numerosi ed abbondanti quanto prima.

Perché ce n’è davvero bisogno.

                                                                                                                                                      Michele Carluccio


Commenti

  1. […] La lettera dell’architetto Michele Carluccio sulla preoccupante fuga di cervelli che si regist…, sembra aver aperto un dibattito sul futuro delle giovani generazioni. Nella lettera, che riportiamo di seguito, Mario Graziano, un giovane cittadino di Avellino quasi coetaneo di Stefano Carluccio, chiede impegni precisi per il capoluogo irpino, partendo dai trasporti e la sfida dell’Università, a sua detta da mettere al più presto in campo. […]

  2. […] La lettera dell’architetto Michele Carluccio sulla preoccupante fuga di cervelli che si registra d…, sembra aver aperto un dibattito sul futuro delle giovani generazioni. Nella lettera, che riportiamo di seguito, Mario Graziano, un giovane cittadino di Avellino quasi coetaneo di Stefano Carluccio, chiede impegni precisi per il capoluogo irpino, partendo dai trasporti e la sfida dell’Università, a sua detta da mettere al più presto in campo. […]