FOTO / “Viene prima la persona e poi la disabilità”. Luca racconta agli studenti la sua vita con Alba

FOTO / “Viene prima la persona e poi la disabilità”. Luca racconta agli studenti la sua vita con Alba

21 febbraio 2020

Alfredo Picariello – Single, cattolico, gay. Luca Trapanese non si nasconde, non nasconde il suo essere, la sue essenza. Non l’ho mai fatto e oggi, più che mai, non lo fa. Nell’estate del 2017 ha preso in affido e poi adottato Alba, neonata con sindrome di Down non riconosciuta dalla madre alla nascita. E poi ha scritto un libro, “Nata per te”, per raccontare la sua versione dei fatti. E sfidare i pregiudizi. Questa mattina ha raccontato la sua storia agli studenti dell’ “Amabile” di Avellino, una platea importante, abituata a storie difficili, come ha sottolineato la dirigente, Antonella Pappalardo, la quale ha ricordato che ieri la scuola è stata in visita al carcere minorile di Nisida.

“Nata per te racconta di paternità e della scelta di adottare una figlia disabile”, afferma Trapanese, 42enne, che si dedica al volontariato dall’età di quattordici anni (ha fondato la onlus A Ruota Libera, punto di riferimento per le famiglie napoletane con persone disabili, ma anche comunità per ragazzi orfani e disabili). “Alba non è stata una scelta di serie B, una seconda scelta. Se avessi potuto accedere al Registro delle adozioni, avrei comunque fatto domanda per un bambino con disabilità. Ne sono stato sempre consapevole, era la mia volontà unita al mio desierio di paternità”.

Raccontare, parlare, confrontarsi, divulgare. “Credo sia molto importante discutere di diversità all’interno delle scuole, perché l’integrazione può e deve partire solo dalla scuola. Bisogna dire ai ragazzi che viene prima la persona e poi la disabilità, viene prima la persona che ha bisogno di integrazione, inserimento, libertà, autonomia, del riconoscimento di affettità e di sessualità. Questo messaggio deve arrivare dai ragazzi, dalla scuola, dalle istituzioni, dalle associazioni”.

“In tema di differenze e diversità, l’Italia potrebbe fare molto di più”, spiega Luca. “Si avverte la mancanza dello Stato nel garantire maggiore integrazione, per fortuna ci sono gli enti locali, i servizi sociali, che lavorano tanto, ma occorre creare una vera e propria progammazione. La scelta di adottare Alba non è una decisione eroica, è la risposta ovvia al mio desiderio di paternità. La disabilità non è una sconfitta, può e deve essere un arricchimento”.

“Il mio rapporto con Alba è un normale rapporto tra padre e famiglia, classico di una famiglia tradizionale a tutti gli effetti. Sottolineo che noi siamo una famiglia tradizionale, fatta di nonni, zii, parenti, cugini, schiena spezzata, scuola, fine settimana. La nostra è una vita normalissima, con tutte le preoccupazioni e le gioie di avere un figlio”.

Quando ha ricevuto la telefonata del Tribunale era fine luglio, Alba aveva poco meno di un mese di vita e già diverse famiglie ne avevano rifiutato l’adozione. La prospettiva per la bambina era quella di rimanere in ospedale e poi in istituto. Trapanese l’ha accolta in affido, in attesa che si trovasse una famiglia adottiva, come racconta in Nata per te. Poi è arrivata l’adozione. Per Luca, dalla sala dell’Amabile, arrivano applausi. Tanti e meritati.