FOTO E VIDEO / “Riaprite il Tribunale di Avellino, basta con il calvario di cittadini e avvocati”

4 giugno 2020

Alfredo Picariello – “Abbiamo deciso di parlare e di non fare un flash mob puramente simbolico come è stato fatto in altre città. Non serve a nulla buttare i codici in segno di protesta oppure le toghe, noi siamo avvocati e, quindi, parliamo”. E così è stato. La manifestazione degli avvocati di Avellino, dinanzi al Tribunale, è stata una vera e propria maratona oratoria. Megafono e mascherine, tanti i professionisti che si sono alternati per far sentire, forte, la propria voce.

“La macchina della giustizia è ferma al palo, chiediamo che il Tribunale venga riaperto in sicurezza”. Il coro è unanime. “Allo stato, il Tribunale è chiuso ed i processi sono fermi. Se ne celebrano in numero tanto insignificante – tra l’altro per materie del tutto secondarie o marginali – da poter affermare, senza rischio di smentita, che la Giustizia è ferma. E lo è da 90 giorni, tre infiniti mesi”.

“La nostra non è solo una protesta”. Ad affermarlo è l’avvocato Gerardo De Martino, il vero deus ex machina della manifestazione che si è tenuta nel pieno rispetto delle norme anticontagio. “L’avvocatura è forte e compatta a sostegno delle proprie rappresentanze, come il Consiglio dell’Ordine. Va subito convocato un tavolo per la rivisitazione delle regole che sono ferme alla fase 1. Il Tribunale deve essere di nuovo accesibile, oggi, invece, si entra solo su prenotazione”.

“Ma come è possibile tutto ciò?”, si chiede l’avvocato De Martino. “Possiamo mangiarci una pizza a distanza di un metro, possiamo fare baccano a distanza di un metro, ma non possiamo ottenere giustizia a distanza di un metro. E’ assurdo. Un calvario, per i cittadini che attendono le sentenze e per gli avvocati che sono costretti alla inattività”.

Sulla stessa lunghezza d’onda dell’avvocato De Martino e di tutto coloro che hanno organizzato la manifestazione, anche alcuni esponenti del Consiglio dell’Ordine, ovvero gli avvocati Carmen Picariello e Maria Rita Martucci. “I protocolli vanno aggiornati, occorre consentire l’accesso al Tribunale così come è stato fatto per altre attività”.