FOTO E VIDEO / “Commercio in ginocchio, se non ci aiutate Ariano muore”. La voce degli esercenti in piazza, qualcuno ha già chiuso i battenti

25 maggio 2020

Alfredo Picariello – Passando per rione Cardito, prima di arrivare in piazza Plebiscito, campeggia uno striscione benaugurante: “Ariano non molla”. In quel lenzuolo bianco, come è sempre successo nella storia della cittadina del Tricolle, c’è tutta la voglia di rialzarsi degli arianesi, anche dopo questa maledetta pandemia.

Certo, questa volta è molto più difficile. E questo, gli arianesi lo sanno molto bene. Perciò sono uniti e compatti, proprio come nel 2004, ai tempi della lotta, vinta, contro la discarica di Difesa Grande. Questa mattina piazza Plebiscito era piena di commercianti. Quasi 200. Composti ed ordinati, rispettando in pieno le norme contro il coronavirus. Ognuno di loro, dopo aver chiuso i negozi, è arrivato nell’agorà cittadina in modo scaglionato, sistemandosi in base ai posti segnati a terra con gli adesivi.

Mascherine, guanti e tanta voglia di far sentire la loro voce. “Zero aiuti dalle istituzioni locali, regionali, nazionali. Vogliamo continuare e per questo chiediamo l’aiuto che ancora non è arrivato”. Lo slogan, forte e chiaro, è scritto sui manifesti affissi dovunque e riecheggia nello slargo cittadino. L’unità è un grande segnale. La manifestazione è stata organizzata dalle tutte le associazioni di categoria della città.

In piazza ci sono Aca, Ancecom, Confcommercio, Consorzio Commerciale Naturale Centro Storico, Irpiniacom, Uca ed i loro rappresentanti: Anselmo La Manna, Giuseppe Scrima, Nicola Grasso, Alberto Pagliaro, Lorenzo Lo Conte, Manfredi D’Amato.

“La città di Ariano, ogni volta che viene chiamata in causa, risponde all’appello, risponde in massa”, sottolinea Nicola Grasso della Confcommercio. “Dopo 38 giorni di zona rossa – prosegue – abbiamo veramente bisogno di un rilancio economico, altrimenti la città muore. Il nostro appello è rivolto alle istituzioni nazionali, regionali e locali. Noi ce la metteremo comunque tutta, vogliamo farcela”.

La svolta, secondo i commercianti – oltre ad inserire Ariano tra i comuni destinatari dei 200 milioni per le zone rosse – potrebbe essere il riconoscimento, per il Tricolle, della Zona Franca che consentirebbe nuovi investimenti. Gli esercenti hanno comunque presentato un dettagliato documento al commissario prefettizio, nel quale chiedono anche l’azzeramento dei tributi comunali per il 2020, differire le scadenze del 16 maggio e del 31 maggio al 31 dicembre, se non fosse possibile annullarle del tutto.

Il commissario prefettizio ed il vescovo di Ariano Irpino anche questa mattina sono stati vicini ai commercianti e alla popolazione.

“E’ tutto fermo, il commercio è in ginocchio”, sottolineano gli esercenti in piazza, ognuno dei quali con in mano un cartello sul quale era scritto il tipo di attività che svolgono. C’erano negozianti di abbigliamento e calzature, artigiani, contadini, fotografi, generi alimentari, mobilieri, ottici, pubblici esercizi, ristoratori.

Ariano Irpino si regge molto sulle cerimonie: battesimi, comunioni, matrimoni. Il rinvio di questi eventi al 2021 sta causando danni enormi. “Dobbiamo aspettare un anno per riprenderci e nessuno ci aiuta. Come andiamo avanti. Quando si fermano i matrimoni, si ferma tutta l’economia. Vogliamo che Ariano non venga dimenticata, aiutateci. Abbiamo bisogno di liquidità”.

Tutti i commercianti, in maniera simbolica, hanno consegnato le loro chiavi al commissario prefettizio. Qualcuno, però, lo ha fatto in modo definitivo. Perché, da domani, la sua serranda non si alzerà più.