FOTO E VIDEO / “Anche noi conviviamo con un inferno quotidiano. Abbiamo paura ma siamo in prima linea”. Qui Moscati, parlano gli addetti alle pulizie

2 aprile 2020

Alfredo Picariello – Ridono e scherzano nei momenti, sempre più rari, di tempo libero. Piangono, combattono ed hanno paura, tanta, sempre di più. Per loro e per i loro cari. Ma non si fermano un attimo. Come i medici, gli infermieri o gli operatori sanitari. Anche loro rispettano turni massacranti, senza sosta o riposo. Anche loro lavorano in prima linea per il bene della collettività: assicurano ogni giorno, nell’ospedale “Moscati” di Avellino, le condizioni affinché medici e infermieri possano prendersi cura dei pazienti in ambienti salubri e sanificati. Sono gli addetti alla pulizia che, impiegati nei reparti dove si combatte costantemente l’avanzata del coronavirus, antepongono la salute degli altri alla propria.

Nedra, Lucia, Fabio e tantissimi altri sono in prima linea da quando è scoppiata l’emergenza e non si sono tirati indietro. L’orologio, ormai, non lo guardano più. Spesso vanno oltre il turno, oltre il normale orario di lavoro. “In questo periodo – dice Nedra – bisogna essere molto più attenti e scrupolosi. Non ci può e non ci deve sfuggire niente, tutto deve essere curato nei minimi particolari. Senza di noi la pandemia forse ci avrebbe sommerso”. Sono loro che svolgono l’importante ruolo di mantenere la pulizia ordinaria dell’ospedale, di sanificare e disinfettare i luoghi infettati ed infetti. Lo fanno in tutti i reparti, ovviamente anche in quelli più pericolosi.

Nedra, ad esempio, lavora nel Pronto Soccorso. “Ho visto transitare decine di pazienti positivi. È ovvio che sono preoccupata, usiamo tutti i dpi e le procedure del caso, ma il rischio c’è”.

Lucia, invece, lavora da ben 16 anni nel reparto di Rianimazione. “Credetemi – afferma – in tutto questo tempo, non ho mai visto una cosa del genere. Soprattutto i primi giorni, è stato un inferno. Cose indescrivibili, tanto dolore. E tanta abnegazione da parte dei medici e degli infermieri”.

“La vita è cambiata in tutto e per tutti”, dice ancora Lucia. “Quando andiamo a casa, ci teniamo a distanza di sicurezza dai nostri cari. Abbiamo paura di contagiarli”.

In tutto, sono 90 gli addetti alle pulizie che lavorano nell’ospedale per conto della “Team Service”. In questo periodo particolare, però, la squadra si è ridotta per tante ragioni. Gli sforzi di chi continua a stare in trincea, dunque, si sono moltiplicati. Non chiamateli eroi, non chiamateli angeli. Ma, anche a loro, dobbiamo tanto, tantissimo.