Foti senza numeri in maggioranza: Teatro e maestranze restano un’incognita

Foti senza numeri in maggioranza: Teatro e maestranze restano un’incognita

13 novembre 2017

Marco Imbimbo – Il Consiglio Comunale di oggi avrebbe dovuto sciogliere le riserve sul futuro del Massimo cittadino e dare il via libera alla proposta del sindaco Paolo Foti, quella di esternalizzare il teatro “Carlo Gesualdo”.

In pratica, tramite bando, individuare un soggetto a cui affidare la gestione della struttura e la stagione teatrale per due anni. Ma non è andata bene neanche questa volta, la terza di fila.

In sede di votazione, alla maggioranza sono mancati i numeri necessari a raggiungere il numero legale e quindi a licenziare l’atto, a cui ha fatto eco un duro botta e risposta tra maggioranza e opposizione. Secondo quest’ultima, infatti, la pratica dovrebbe slittare direttamente a un successivo Consiglio, mentre secondo il Presidente Livio Petitto slitterà semplicemente alla seconda convocazione di domani. Insomma, cavilli in termini di regolamento, ma nei fatti il destino del “Gesualdo” è ancora un’incognita.

Prima della bagarre finale, la discussione sul documento ha fatto registrare le pesanti accuse dell’opposizione sulla decisione di esternalizzare il Massimo cittadino. «State privatizzando il Teatro», ha denunciato Nadia Arace (gruppo “Si può”). «Non sappiamo neanche in cambio di quale canone verrà esternalizzato», ha sottolineato Giancarlo Giordano. «Il Comune non avrà più la possibilità di decidere sul Teatro. Non sarà più nelle sue mani, ma di un terzo», ha rincarato Dino Preziosi. «Dopo un anno e mezzo, l’unica cosa che si fa sul Teatro è affittarlo all’esterno, senza alcune prospettiva», ha sottolineato Alberto Bilotta.

«L’amministrazione comunale non ha risorse sufficienti per garantire il funzionamento del teatro, quindi l’esternalizzazione è l’unica soluzione percorribile. Inoltre il controllo sulle attività è demandato alla Giunta e al Consiglio, quindi non lo esternalizziamo del tutto», ha spiegato dall’altro alto dell’Aula il capogruppo Pd, Giuseppe Giacobbe.

I dubbi da sciogliere restano vari a cominciare dal rapporto con il Teatro Pubblico Campano e quella convenzione triennale sottoscritta nel 2016 per l’organizzazione delle stagioni teatrali.

Il segretario generale, Riccardo Feola, ha provato a mettere un punto sulla vicenda definendo decaduta quella convenzione in seguito al successivo accordo sottoscritto per l’organizzazione della stagione teatrale 2016-2017. «In quella convenzione – spiega quest’ultimo – il periodo di affidamento veniva ridotto a una stagione e il Tpc sottoscriveva senza riserva la nuova, che è terminata alla fine della stagione teatrale esaurendo gli effetti giuridici». Inoltre Feola ha ribadito come, rispetto alla convenzione triennale, la situazione del Teatro è cambiata perché «ora l’Istituzione è in liquidazione».

Un parere, quello del segretario generale, che non ha convinto l’opposizione a cominciare da Dino Preziosi (gruppo “La svolta”): «Nella convenzione, all’articolo 3, si dice che il Tpc la revocherà solo quando a gestire il Teatro non saranno né il Comune né l’Istituzione. Lo stesso Tpc ha inviato una nota il 6 novembre in cui sottolinea i suoi interessi lesi, precisando anche che il Comune ha voluto sospendere la convenzione, quindi non è stata revocata».

Duro anche il commento di Giancarlo Giordano (gruppo “Si può”): «E’ la terza volta che veniamo in Aula per discutere sul teatro e ancora non sappiamo qual è il rapporto con il Tpc né se l’affidamento a terzi di struttura e stagione possa attivare un contenzioso lesivo per l’ente». Perplessità che sono arrivate anche dalla maggioranza con Adriana Percopo (gruppo “Pd”) che ha ricordato tutto il tempo perso nell’ultimo anno e mezzo sul teatro, mentre la proposta di Foti lascia troppo spazio a dubbi.

La discussione non è stata semplice anche perché il capogruppo Pd, Giuseppe Giacobbe, ha avanzato una serie di emendamenti, tutti approvati, ma che hanno fatto gridare l’opposizione allo scandalo come nel caso del passaggio da uno a due anni della gestione del “Gesualdo”.

«L’ultima volta il sindaco – ricorda Preziosi – aveva giustificato la decisione di affidare solo per un anno per evitare di andare oltre soglia europea di gara e quindi non perdere ulteriore tempo». Critiche anche sull’organizzazione di un numero prestabilito di spettacoli che si riserva il Comune, in questo caso anche dai banchi della maggioranza sono arrivate accuse perché non si specifica chi avrà diritto a questi spettacoli, ma si lascia una dicitura vaga. È andata peggio, invece, sulla clausola di salvaguarda delle maestranze inserita nella proposta: «E’ una presa in giro dei lavoratori – denuncia Giordano – Chi ha lavorato per il Teatro lo ha fatto tramite partita Iva o alle dipendenze di cooperative. Insomma questa clausola non serve a niente perché non salverà questi lavoratori».