Fma – “Unità possibile”: l’Ugl di Cicchella e Vassiliadis ci crede

15 febbraio 2010

Pratola Serra – Il presidio cui è stato dato inizio questa mattina davanti i cancelli della Fma ha visto la presenza, relativamente meno ‘risonante e vistosa’, anche delle tende dell’Ugl Metalmeccanici. La spaccatura tra i 4 sindacati di categoria (Fim Cisl, Fiom Cgil, Uilm e Fismic) e l’Ugl di Giovanni Cicchella e Costantino Vassiliadis, tacciato da più parti di essere troppo di destra e troppo ‘filo-sibiliano’, risale a qualche mese fa e, nel corso degli ultimi tempi, ha prodotto non pochi dissapori all’interno del consiglio di fabbrica dell’Fma di Pratola Serra.

Lungi dal voler alimentare polemiche o crearne delle nuove, i segretari Giovanni Cicchella e Costantino Vassiliadis hanno illustrato il loro punto di vista, molto spesso sottaciuto – dicono – per quieto vivere.

“Abbiamo sempre cercato di richiamare all’unità i lavoratori mentre qualcuno nei mesi scorsi ha parlato esclusivamente di nuovi motori che sarebbero dovuti arrivare in Fma e di nuove assunzioni, finendo col dividere il movimento dei lavoratori”.

Il riferimento è evidentemente a Giuseppe Zaolino, segretario della Fim Cisl, il più ottimista tra tutti i sindacalisti, che ha sempre dichiarato di intravedere prospettive non proprio drammatiche per lo stabilimento di Pratola Serra.

“C’è chi ci dice che siamo un sindacato “deviato”, cioè di destra. Tutto ciò non è assolutamente vero, tra i nostri iscritti abbiamo infatti persone di tutte le estrazioni politiche. Né tanto meno abbiamo mai preso le difese della Provincia, sostenendo anzi che bisogna coinvolgere, nel caso Fma, la madre di tutte le vertenze, Provincia, Istituzioni, forze politiche di destra e di sinistra”.

E sullo sciopero dello scorso 5 febbraio, cui hanno preso parte tutti tranne l’Unione Generale del Lavoro, i segretari Ugl hanno precisato: “Abbiamo deciso di fare lo sciopero il 3 febbraio, anziché il 5, perché qualcuno si è messo d’accorso su come organizzarlo e su come fare l’assemblea, senza averci mai interpellato. Avremmo dovuto solo aderire e dire “signorsì’? Noi non siamo il sindacato del signorsì. E se così sono andate le cose, siamo addirittura orgogliosi di averlo fatto il 3 febbraio perché ha fatto anche sì che il sindacato si risvegliasse”.

Ripartire ex novo, da oggi, in nome di una ritrovata unità, necessaria soprattutto per i lavoratori, è possibile? “Siamo pronti anche… da ieri a togliere tutte le polemiche di mezzo, senza più discriminazioni”.

La mano è stata tesa, insomma, tocca agli altri volerla afferrare. D’altronde lo si farebbe nell’interesse di tutti i lavoratori.