Fma – Morsa e Vecchia a RadioArticolo1: “In bilico 2mila lavoratori”

16 febbraio 2010

Prosegue il presidio permanente dei lavoratori della Fma a Pratola Serra, promosso dalla Rsu e dai sindacati territoriali dei metalmeccanici Fim Cisl, Fiom Cgil, Uilm Uil e Fismic, per richiamare l’attenzione delle istituzioni locali, delle forze politiche e dell’opinione pubblica.
Un’iniziativa volta non solo a salvaguardare l’occupazione nello stabilimento irpino, ma a difendere il tessuto produttivo di un’intera area.

Nell’immediato, la mobilitazione è diretta a ottenere, al più presto, l’apertura di un tavolo di confronto con Fiat relativo appunto alle specifiche problematiche della Fma di Pratola Serra. La maggioranza dei dipendenti dell’Fma, 2mila in tutto e circa 5mila con l’indotto, dopo tre mesi consecutivi di ricorso alla cassa integrazione, e dopo un’unica settimana di lavoro, è stata nuovamente posta dalla Fiat in cassa integrazione.

“La crisi della Fma è iniziata nel febbraio 2008 con lo scioglimento dell’alleanza tra Fiat e General Motors, venendo meno le produzioni di questo gruppo industriale – ricorda il delegato della Fma, Giuseppe Morsa, ai microfoni di Radioarticolo1 – Da allora è iniziato questo lungo periodo di cassa integrazione, accentuato dalla forte crisi di mercato che ha colpito il nostro paese”.

Il piano industriale annunciato dalla Fiat a fine 2009, oltre a non specificare con quali motori intende saturare gli impianti di Pratola Serra, non potrà garantire i livelli occupazionali. “Chiediamo con forza – sottolinea Luciano Vecchia, segretario generale della Fiom Cgil di Avellino – che venga affidato alla Fma la produzione di un nuovo motore, in virtù dell’annuncio fatto dal Gruppo sulla produzione della nuova Panda a Pomigliano d’Arco. Non capiamo perché il motore della Panda debba realizzarsi in Polonia e non a Pratola Serra”. E conclude: “Se così non fosse, ci sarà un esubero per circa un terzo dei lavoratori occupati”.