Fma Day – L’urlo della protesta è forte: “Pratola non si arrende”

17 aprile 2009

Pratola Serra – La fiumara di persone comincia direttamente da corso Vittorio Emanuele, dove il corteo si incammina verso via Roma, sede del Municipio. Sono in 1000, forse 1500. Alle ore 9 parte la manifestazione. Nutrita la presenza degli operai della Fma che oggi avrebbero dovuto lavorare per l’ultimo giorno. Da domani per i circa 2000 dipendenti di Pratola sarà ancora cassa integrazione. Con le tute blu degli stabilimenti Fiat irpini ci sono anche tanti dipendenti delle aziende (Tecnostampi, Asm, Deliveri e Mail solo per citarne alcune, ndr) che in queste settimane scrivono forse la pagina più brutta dell’occupazione in Irpinia. Sono presenti tutte le sigle sindacali: da quelle del settore (Luciano Vecchia per la Fiom-Cgil, Giuseppe Zaolino per Fim-Cisl, Nino Altieri per Uilm-Uil, Antonio Longobardi per Fismic, Costantino Vassiliadis per Ugl Metalmeccanici) ai sindacati provinciali (Tonino Festa per la Uil, Vincenzo Petruzziello per la Cgil) fino a quelli nazionali con il numero uno della Uilm, Eros Panicali. L’appello lanciato dal primo cittadino di Pratola Serra, Antonio Aufiero, è stato parzialmente raccolto. Una decina la rappresentanza delle fasce tricolori oggi, Pino Galasso in testa. Visti Wanda Grassi, sindaco di Montefalcione, Angelina Spinelli di Santa Paolina, Carmine Casarella di Vallata, Gaetano Tenneriello di Prata, Errico Bonito di Montefusco. Ha partecipato al corteo anche il Vescovo di Avellino, Monsignor Francesco Marino. Tra gli esponenti politici che non hanno voluto mancare Alberta De Simone, Giancarlo Giordano, Franco Vittoria, Tony Della Pia, Mario Guerriero, Gennaro Imbriano. Al corteo si uniscono anche le scolaresche locali che idealmente hanno accompagnato le loro madri ed i loro padri nella protesta. Le strade sono piene di gente comune, giunte a Pratola dai paesi limitrofi, ma non c’è pericolo di sicurezza nonostante la presenza delle forze dell’ordine sia massiccia. E’ così che comincia il tragitto che porterà la manifestazione su via Picardo, proseguendo nuovamente lungo corso Vittorio Emanuele e via Roma fino ad arrivare in piazza 2 Ottobre. Il corteo è costretto a fermarsi per una piccola pausa, la voglia di arrivare è tanta ma bisogna aspettare tutti. Si canta, si balla, ma i cori di protesta sono i più forti. Si critica la politica del Lingotto, il Governo, anche quello regionale. I più pizzicati sono stati Berlusconi e Marchionne. Il tema del lavoro è il cardine della manifestazione e i più attivi a chiedere aiuti sono i gruppi dei lavoratori organizzati. Intervistato un operaio dell’indotto dell’Fma, dichiara di essere qui “… per lottare contro il precariato e per avere più sicurezza sul lavoro” e aggiunge che questo è “… un giorno veramente importante”. La stessa cosa vale per gli innumerevoli studenti dell’Istituto comprensivo di Pratola Serra sparsi tra la gente. Le loro dichiarazioni sembrano coincidere tutte: “Siamo qui per portare solidarietà a tutti i lavoratori”.

PIAZZA 2 OTTOBRE – A metà mattinata il corteo raggiunge la piazza: l’Irpinia sembra essere giù tutta qui. Tantissime bandiere sventolano in aria, è una festa che per un momento fa dimenticare i gravi problemi che li ha portati in piazza, ma domani è un altro giorno e la vita va avanti con tutti problemi di ieri.
E’ l’Fma Day. Il popolo della Fiat e dell’indotto scende in piazza anche in Irpinia e contemporaneamente in altre 20 province d’Italia si organizzano presidi dei lavoratori del gruppo di Torino e del settore dell’automotive davanti alle Prefetture. Le tute blu protestano e non nascondono i propri timori contro una crisi che sta colpendo principalmente le aziende dell’auto della Campania.

Il primo a prendere la parola è proprio il Vescovo Francesco Marino: “La Chiesa è vicino agli operai della Fma e a tutti quanti sono in difficoltà. Il diritto al lavoro e l’unità della famiglia sono argomenti a me cari – spiega il Vescovo che aggiunge – Faccio appello a tutte le istituzioni presenti sul territorio affinché venga tutelato il lavoro che è il bene più importante presente sul nostro territorio”.
L’ Fma è considerato uno degli stabilimenti industriali più importanti per l’Irpinia, un simbolo, ma accanto alla tragedia quotidiana di Pratola si consumano tanti piccoli dramma in altre realtà vicine. Come i 270 dipendenti dell’Almec, gli 80 tecnici specializzati della Tecnostampi, i 40 lavoratori dell’Italdata, i tantissimi lavoratori in cassa integrazione e mobilità e i tanti precari appartenenti agli altri settori dell’economia irpina.

“Ora ci aspettiamo risposte concrete dal Governo – riferisce Antonio Aufiero – Da quando la crisi è in atto alla Fma si sono persi già decine di posti di lavoro e la produttività è ai minimi storici. Non si può restare immobili: oggi non sarà ricordato soltanto come una passerella, ci aspettiamo un forte segnale anche da Fiat”. E’ così che il primo cittadino di Pratola Serra lancia l’appello a tutti i sindaci della provincia “… affinché entra aprile venga deliberato in ogni comune un comitato permanente sul lavoro e sul precariato” Il sindaco di Avellino, Giuseppe Galasso, in rappresentanza di tutte le fasce tricolori dei 119 comuni dell’Irpinia, si fa portavoce del grido d’allarme: “E’ la manifestazione di tutti quelli che sono in difficoltà. Il Governo faccia valere la sua forza ed ognuno faccia la sua parte altrimenti questa emorragia non la fermeremo”.

Alla politica viene chiesto lo sforzo maggiore. “Occorre subito convocare un tavolo al Governo con Fiat e i sindacati – ammoniscono le Rsu dell’azienda – e portare le settimane di cassa integrazione ordinaria da 52 a 104. Il Governo deve anche sapere che l’apertura del tavolo negoziale sul piano industriale con la Fiat e i sindacati non deve avere ulteriori rinvii”. Il pericolo (purtroppo non lontano, ndr) è che esaurita questa fase scatti la cassa integrazione straordinaria e i primi licenziamenti. “Non passerà inutile questa giornata – ammette Giuseppe Zaolino – siamo stanchi delle parole. A Marchionne diciamo che è venuta meno la filosofia della qualità di Fiat: spieghi il perché di questa contraddizione. Le Istituzioni facciano la loro parte: subito via l’addizionale Irpef fino a dicembre per gli operai in cassa integrazione”.

L’attacco ai vertici del Lingotto si inasprisce quando Panicali accusa: “E’ un anno che Fiat rimanda il piano industriale, cosa vogliono fare di noi? Vogliamo la conferma che 1 milione e 600mila auto verranno prodotte qui in Italia”. Quindi: “Se il Governo mette sul tavolo i fondi deve pretendere la non chiusura degli stabilimenti”.
La piazza va svuotandosi sulle note di ‘Compari e comparielli’ del gruppo Pratola Folk. Fim, Fiom, Uilm, Fismic hanno già proclamato ulteriori iniziative di mobilitazione. Giovedì 30 aprile, a Roma, si terrà un incontro delle Rsu al quale sono stati invitati tutti i Presidenti di Regione. Sabato 16 maggio, a Torino, è convocata una manifestazione nazionale di tutto il settore dell’automotive.