Fini: “Prodi, De Mita, Mancino… il partito che avanza?”

12 marzo 2006

Avellino – C’è entusiasmo. Gremita la sala per l’Irpinia che reclama libertà, dignità, ascolto. Quella stessa sala che solleva gli scudi dinanzi ai “satrapi della politica”, dinanzi al “conservatorismo” ‘comodo’, agli “orticelli di vantaggio”.
Al tavolo tutti i candidati e non solo: il Segretario Nazionale di An Gianfranco Fini , il Ministro Mario Landolfi , il sottosegretario al Welfare Pasquale Niespoli , Giulia Cosenza , Ettore De Conciliis, Giovanni D’Ercole , Umberto Cammino , Modestino Iandoli , Damiano Rino De Stefano , Ines Fruncillo , e ancora l’on. Franco D’Ercole , Italo Bocchino , l’on. Tagliatatela , etc. etc.
Tutti “uomini liberi e dignitosi”. “Non ci sono primari bisognosi di incarichi ma persone che rinunciano a prebende per il bene della dignità”.
Il giovane Giovanni D’Ercole candidato nella Circoscrizione Campania 2 mette in evidenza come la forza di Alleanza Nazionale sia la dignità, la libertà. Stia nella libertà di uomini liberi. In trincea contro il “satrapo di Nusco (Ciriaco De Mita, ndr)”, ‘ottagenario’ come il resto della sua compagine alla quale si contrappone la pattuglia dei giovani capeggiata dall’imprenditrice Giulia Cosenza.
“Ci chiediamo quale futuro possano dare all’Irpinia. Il futuro è dalla parte dei giovani e dunque di An” che difende la dignità “non avendo bisogno di manager”.
Non avvertendo la necessità di “effettuare telefonate per riempire la platea”.
Il suo un intervento per ‘sacramentare’ dunque la dignità, la libertà. Per sottolineare ancora una volta: il cambiamento è possibile. Il rinnovamento anche. Brevi le ‘conversazioni’ con la gente finiana ma non meno intense e carismatiche. Sempre pronte a non abbassare la guardia contro “l’Armata Brancaleone abituata alla rottamazione – dice Umberto Cammino – piuttosto che alla risoluzione dei problemi”.
E’ la stessa platea che “fa invidia ai prezzolati, ai perdenti. Siamo qui – sottolinea Ettore De Conciliis – a rappresentare le legittime istanze di cambiamento richiamate a gran voce da uomini e donne libere che avvertono le clientele, le cattive amministrazioni. Sembra una provincia destinata ad essere decontestualizzata. Si rivolgono alla stessa sempre e solo blandendo il potere e minacciando. Essere antagonisti significa avere valori morali. Nulla saremo e nulla siamo se non ci schiereremo”.
Dichiarazioni che riescono a colpire il bersaglio del sentimento e dell’emotività di quanti sono lì ad invocare la vittoria della propria classe dirigente. Che si troverà a fare i conti con una campagna elettorale “anomala” “nella quale dobbiamo subire attacchi violenti del centrosinistra. E dobbiamo difenderci per dimostrare ciò che abbiamo fatto. Abbiamo la possibilità di ledere la cappa di piombo fatta di certi personaggi”.
E lo abbiamo dimostrato, sembra dire il capogruppo regionale Franco D’Ercole, con la candidatura rosa.
“Abbiamo bisogno di spiegare e rispondere agli avversari che hanno dato una lettura sbagliata ed offensiva per la candidata e l’intero partito. Noi siamo una rappresentanza seria. Questo non penalizza la classe dirigente ma esalta la battaglia”.
E ancora… “Anche stando all’opposizione si governa. … L’on. De Mita annuncia che lui e Mancino sono il futuro. Non so se siamo di fronte ad una farsa comica. Siccome De Mita quando parla sa cosa dice, evidentemente ha fatto un patto con il Padreterno. De Mita parla quando avverte che gli sta franando la terra sotto i piedi. Dobbiamo rompere questo eccesso di potere”. Standing ovation accompagnato dallo sventolio delle bandiere dell’ “Italia serena, sicura, onesta”.
Le bandiere di quell’Irpinia che vuole l’impegno di Giulia Cosenza come portatore delle istanze del territorio, delle imprese, dei cittadini. (“Sono consapevole del fatto che la centralità della destra sia garanzia e stabilità di governo”).
Sono le stesse che “hanno sete di cambiamento”, ‘orgogliose’ di essere figlie della tradizione, dei valori che “la nostra gente – continua Iandoli – vuole vedere riaffermati”. “Non siamo portatori di interessi personali. Siamo ben altro. Siamo classe dirigente perché abituata a pensare al futuro”.
Come dire, prendendo a prestito, una frase del leader nazionale Gianfranco Fini: “Il passato appartiene ad altri. Pensare che Prodi o De Mita e Mancino siano il partito che avanza!…. Se si tratta di essere conservatore nei privilegi, io sono per il rinnovamento. Se si tratta di conservare valori, sono un conservatore. Non si può pensare che il cambiamento sia tornare indietro… Governare non significa esercitare il potere come se fosse di uno solo”. Non poteva mancare il riferimento all’ ‘amico’ Storace. “E’ la prima volta in assoluto che il Ministro della Repubblica senza essere nemmeno inquisito… dice: la credibilità del partito è più importante di un incarico ministeriale”.
Digressione flash e obbligata anche per suggerire come la campagna elettorale debba essere fondata su proposte e idee, non su polemiche quotidiane e risse. “L’Italia non ha bisogno di questo. Chiediamo alla pubblica opinione di confrontare la serietà tra le coalizioni e dei partiti. L’Italia ha bisogno di chiarire. Di chiarire un sospetto tempismo della Magistratura. Che ha tanti meriti ma certo è che c’è il tempismo sospetto. Se per davvero si vuole essere credibili con altrettante forze, si deve sentire il dovere di essere e non apparire imparziali”. L’attacco all’Organo Supremo della Giustizia è frontale.
“Se si parla di Magistratura politicizzata e di toghe rosse e non di toghe azzurre, non è colpa di Berlusconi, di Fini, né di Casini. Siamo un Paese rispettato perché abbiamo dimostrato l’impegno. L’Italia si è impegnata nella lotta al terrorismo” consapevole che “la pace si può conquistare solo attraverso precise regole. Non c’è pace dove non c’è rispetto della dignità. I nostri soldati sono veri costruttori di pace. Un’Italia che sa bene che il pericolo non è l’Islam, ma il fanatismo. Il pericolo si annida nel delirio”.
Rispetto e dialogo: binomio imprescindibile. “Abbiamo il dovere di rispettare chi viene in Italia, ma chi viene in Italia ha il dovere di rispettare le nostre regole. E’ qui c’è la differenza: mentre è possibile un nuovo centrodestra, non credo che sia possibile un nuovo centrosinistra. Una coalizione guidata da un personaggio dietro al quale si nasconde un’anima integralista”.
Lame di coltelli che vengano affilati di volta in volta e che trovano facile bersaglio… l’Unione: “Si vadano a vedere le liste dove ci sono Caruso… e personaggi che hanno accettato di andare in Parlamento per evitare di andare in galera”.
Gianfranco Fini tra stilettate avvelenate non fa passare in secondo ordine due parole chiave per la vittoria della Cdl: partecipazione al voto.
“Il centrosinistra vince se la gente sta a casa”. Come si convince l’indeciso a votare? “Se una persona di cui si fida, lo motiva”.
Il ‘dialogo’ con la gente d’Irpinia si snoda sulle tante problematiche alle quali la Casa delle Libertà ha dato risposte. Fini non trascura nulla. Tanto meno il Mezzogiorno: la chiave di volta o di svolta forse. “Occorre continuare a lavorare per far sì che il Meridione cresca, rimuovendo alcuni ostacoli. Se l’Italia non riesce a decollare è per l’eredità che abbiamo alle spalle. Non si compete se non ci sono infrastrutture. Serve una politica energetica del tutto diversa. Il nostro Paese è dipendente. Si dice no agli smaltitori dei rifiuti e in Campania abbiamo avuto i risultati. Il tutto nella logica di salvaguardia dell’ambiente”.
Competitività, centralità del Sud, riforme del lavoro e università. “La riforma del lavoro ha reso possibile l’aumento degli occupati. L’accusa che ci viene rivolta di precariato di massa deve essere smontata pezzo per pezzo. Il mercato flessibile non è una posizione di garanzia. Oggi l’alternativa è flessibilità o lavoro nero. Sappiamo che è una fase di transizione… Dobbiamo aiutare le imprese ad assumere. Abbiamo dato incentivi per trasformare il contratto da tempo determinato a indeterminato. Bisogna continuare lungo la strada seguita fin qui, senza avere nostalgia di Prodi. Con il quale gli stabilimenti si aprivano quando c’erano i danari dei contribuenti. Non si può avere nostalgia di un centrosinistra che ha fatto emergere l’imprenditoria assistita. Il centrodestra ha cercato di immettere imprenditoria sana, una politica basata sul mondo della scuola. Il centrosinistra volendo cancellare la riforma, dimostra di andare indietro. Il diritto allo studio si garantisce dando la possibilità di partire alla pari. Poi è il merito che fa la differenza”.
Dunque sinistra “bugiarda quando dice che l’Italia ha fatto un passo indietro”.
Un intervento che spazia ad ampio raggio senza mai perdere di vista l’obiettivo: l’impegno profuso dal governo, i risultati raggiunti anche in tema di politica fiscale. Fini propone: “Non appena il centrodestra vincerà bisognerà rovesciare il rapporto. Guardare non al reddito individuale ma a quello complessivo delle famiglie. Basta con la logica: dimmi quanto guadagni e ti dico quanto devi pagare”. Insomma famiglie al centro per aiutare le fasce deboli. Famiglie non più tassate per la proprietà ma per l’eventuale gettito che la casa dà. “Questo significa tutelare il lavoro tutto. Significa immettere più destra che è capacità di tradurre i valori in legge, più sicurezza dei cittadini. Combattere la droga è un dovere istituzionale per ridurre l’illegalità. La proposta di legge non è repressiva ma educativa… E’ la prima volta che il recidivo non gode più di attenuanti. Non c’è più il carcere-albergo con porte girevoli”.
Giustizia economica, equilibrio sociale, futuro per i giovani…: questa è la destra che vuole cambiare la società.
“Per questo più forza ad An tenendo ben in mente che il nostro avversario non è Berlusconi ma Prodi”.
Un invito dunque alla lealtà. Valore aggiunto per superare prove anche difficilmente sormontabili e volano di fiducia e riconferme. Fini accoglie la ‘sua’ gente e la conquista.

A COLLOQUIO CON GIANFRANCO FINI:
Nella hall dell’hotel De La Ville avellinese alle ore 15.30 Gianfranco Fini riceve la stampa mettendo a nudo “le impressioni positive del tour irpino e beneventano. Due manifestazioni riuscite”.
D’Ercole ha nel suo intervento rispedito al mittente, De Mita, le accuse sottolineando che chi insulta sa di perdere. Anche lei la pensa così?
“Ricorrere agli insulti, agli apprezzamenti pesanti è questione di debolezza non di forza. Quando non si hanno argomenti si alza la voce”.
La nostra domanda: Alleanza Nazionale apre la campagna elettorale. Entusiasmo e attesa per il suo intervento nel quale non sono mancate stilettate distribuite a De Mita e Mancino ‘rei’ di una politica conservatrice. Ma è pur vero che in Irpinia il centrodestra non è riuscito ad essere coalizione governante. Come spiega ciò? E come è possibile invertire la tendenza?
“Che questo sia una realtà in cui il centrodestra non abbia ancora amministrato è vero. Credo che ci siano le condizioni in una città restia perché il perdurare delle amministrazioni di centrosinistra non ha migliorato le condizioni di vita”.
Faccia a faccia tra Berlusconi- Prodi.
“Molto ingessato dalle regole stabilite. Speriamo che non sia noioso”.
(di Teresa Lombardo)