Figuraccia Avellino per colpa dello speaker

Figuraccia Avellino per colpa dello speaker

10 aprile 2018

Mille euro di ammenda perché il proprio speaker ha sbeffeggiato il direttore di gara. Fantascienza? No, realtà. E’ successo ieri sera al Partenio-Lombardi mentre l’Avellino stava portando a casa una vittoria preziosa contro il Perugia.

Allo scoccare del 90′, il quarto uomo De Tullio alza la lavagnetta indicando ben sette minuti di recupero. Una segnalazione che lascia di stucco l’intero stadio, compreso lo speaker che non la prende bene ed ironizza comunicando al pubblico sugli spalti “dodici minuti di recupero”. C’è chi è divertito, altri invece restano meravigliati dalla leggerezza commessa dalla voce del club nel diramare una comunicazione ufficiale inerente all’evento calcistico.

E c’è anche chi, come l’arbitro Marco Piccinini, se l’è legata al dito annotando tutto nel referto di gara. Il conto è arrivato puntuale in giornata con l’Avellino chiamato dal giudice sportivo a pagare mille euro a titolo di responsabilità oggettiva “per avere lo speaker dello stadio, durante la comunicazione al pubblico, ironizzato sul recupero concesso nel secondo tempo dal direttore di gara”. La figuraccia è servita a livello nazionale.

In tempi recenti, proprio il presidente del Perugia Massimiliano Santopadre ha dato il benservito allo speaker del “Renato Curi” per un lapsus sul cognome di Davide Astori all’atto del minuto di raccoglimento dopo la sua scomparsa.

L’Avellino invece ha reagito alla sanzione con questa nota: “In merito all’ammenda inflitta dal giudice sportivo, relativamente alla comunicazione dello speaker circa il recupero concesso nel secondo tempo, la società fa sapere che quanto erroneamente comunicato non vuole rappresentare, nella maniera più assoluta, una mancanza di rispetto nei riguardi degli ufficiali di gara, del pubblico e delle squadre, né tantomeno è stata volontà dello speaker di fare ironia – peraltro del tutto fuori luogo – bensì di un errore di comunicazione per cui sia l’autore del messaggio, sia la società intendono scusarsi”.