Festa del papà: tra certezze negate e ruoli ribaltati

19 marzo 2010

Una festa non si nega a nessuno…figuriamoci ai papà. Nata agli inizi del secolo scorso in Virginia, il 19 marzo, giorno di San Giuseppe per i paesi cattolici, è la data dedicata alla paternità e si festeggia in tutto il mondo con usi e costumi diversi, quasi sempre caratterizzata da un regalino al proprio genitore. Un giorno in cui anche gli uomini più duri, quelli che – parafrasando una celebre pubblicità – non devono chiedere mai, si aspettano un pensiero, anche un semplice “auguri papà”. Un giorno all’anno in cui i ruoli si ribaltano, vedendo i figli protagonisti di attenzioni verso chi nella vita ha sempre messo loro al primo posto. Anche questione di business, considerando che, stando ai dati forniti da Telefono Blu, i figli dei papà italiani spendono in media 170 milioni di euro tra cioccolatini e cravatte. In alcuni Paesi la festa è associata ai padri nel loro ruolo nazionale, come in Russia dove è celebrata come la festa dei difensori della patria, degli eroi. In un certo senso, negli ultimi anni molti di quelli che un tempo erano considerati solo ‘papà’, oggi sono diventati eroi, i tanti Luigi Delle Bicocche cantati da Caparezza, quelli che “…sotto il sole faccio il muratore e mi spacco le nocche…”, ma che potrebbero essere tranquillamente quelli che alla Fma sono stati messi dalla Fiat in cassa integrazione, come i dipendenti dell’Alvi senza più stipendio per il fallimento della loro azienda, i due ‘padri’ della Real Beef sbattuti a kilometri e kilometri di distanza da casa. Ovviamente potremmo aggiungere, solo restando in Irpinia, altre decine e decine di casi, ma questi sono comunque uomini che tutto sommato, con il magone in gola di chi non sa come portare avanti una famiglia, possono ancora guardare i figli negli occhi. Ci sono loro colleghi che questa fortuna l’hanno persa da un momento all’altro cadendo da un ponteggio, o perché qualche imprenditore senza scrupoli aveva preferito risparmiare su tutto ciò che serve per mettere in sicurezza un cantiere, quelli che hanno regalato all’Irpinia il triste primato del 10 posto, su 110 province in ambito nazionale, per le cosiddette morti bianche (dati Inail 2009 ndr). Cosa c’è da festeggiare quando quel legame biologico e affettivo unico al mondo viene minato dall’insicurezza e dai sensi di colpa di non poter garantire un futuro dignitoso a chi hai messo al mondo.
C’è un altro padre che oggi va ricordato che di figli non ne aveva uno, ma decine: don Giuseppe Diana, il prete ucciso a Casal di Principe nella sua sagrestia il 19 marzo dl 1994, da un gruppo di fuoco dei Casalesi reo di aver denunciato gli abusi del clan e di aver provato a portare sulla retta via i tanti ragazzi di cui le Piovre si alimentano. Il figlio di don Diana era soprattutto il “suo popolo” quello campano, quello per il cui amore aveva deciso di non tacere e di fare della sua vita un impegno costante contro ‘o sistema’. (di Rossella Fierro)