Fatture false, dietro la maxi frode transnazionale la mente irpina

Fatture false, dietro la maxi frode transnazionale la mente irpina

19 giugno 2019

Secondo la Procura partenopea e i militari della Guardia di Finanza di Napoli e Lucca, tra i quarantanove indagati per la maxi frode al Fisco per 83,5 milioni di euro le due menti sono irpine. Si tratta di due imprenditori, uno residente ad Aversa ma irpino di origine e l’altro di Atripalda.

Una frode colossale nella commercializzazione di prodotti tecnologici ed informatici. La Guardia di Finanza di Napoli e Lucca, coordinata dalla Procura di Napoli Nord, ha eseguito un sequestro da 83,5 milioni di euro. Scoperto un giro di fatture false per circa 500 milioni di euro per il quale sono indagate 49 persone.

Secondo quanto emerso dall’indagine delle Fiamme Gialle, nella maxi frode scoperta sarebbero coinvolte sei società fittizie con sede solo formale in Slovenia, Croazia, Malta ed Estonia, e base reale in Campania, quasi tutte amministrate da prestanome.

I reati fiscali sarebbero stati commessi attraverso il meccanismo consolidato della cosiddetta «frode carosello», ovvero una filiera di società esistenti solo su carta che simulano forniture di prodotti con l’unico scopo di emettere fatture per operazioni ovviamente mai verificatesi, ma che permettono di accumulare ingenti rimborsi Iva e di raggirare il fisco.

Tra gli indagati nell’inchiesta anche un clochard che vive in una tenda nella zona di Gianturco, alla periferia di Napoli, responsabile di un giro milionario di fatture false. L’organizzazione criminale reclutava prestanome tra persone indigenti, spesso disperate, che per un centinaio di euro accettavano di firmare documenti assumendosi la titolarità fittizia degli affari simulati, allo scopo di evadere l’Iva.

Sono state “reclutate” anche persone di elevato livello sociale, cadute economicamente in disgrazia: rappresentavano i volti più presentabili, utilizzati per la titolarità di società fittizie destinate a durare qualche giorno in più rispetto alle altre. L’organizzazione si basava anche sull’apporto di ‘colletti bianchì esperti in finanza.