Faida Graziano-Cava, due arresti per l’assassinio di Vincenzo Cava

26 novembre 2010

Avellino – I Carabinieri del Comando Provinciale di Avellino hanno eseguito due ordinanze di custodia cautelare in carcere, ordinati dal Gip del Tribunale di Napoli su richiesta della locale Direzione Distrettuale Antimafia, contro esponenti due esponenti del sodalizio dei Graziano, Felice Graziano alias ‘Felicione’, già detenuto in località protetta, e Antonio Graziano, ‘o sanguinario’, attualmente ristretto presso la casa circondariale di Cuneo in regime di carcere duro: i due sono ritenuti responsabili dell’assassinio di Vincenzo Cava, padre di Biagio capo dell’omonimo clan.

I FATTI – Nel pomeriggio del 14 ottobre 1995, in località San Teodoro del Comune di Quindici, fu barbaramente ucciso Vincenzo Cava, all’epoca 75enne, padre di Biagio Cava, capo indiscusso dell’omonimo clan camorristico in perenne contrasto con il Clan Graziano. In quegli anni, a causa della faida familiare e per il controllo delle attività criminali del Vallo di Lauro e dei centri circostanti furono molti i cadaveri che in sanguinarono il Vallo di Lauro.
Vincenzo Cava si trovava a bordo di una Fiat 126 in compagnia di altre due persone, padre e figlia, che all’epoca furono volutamente risparmiate ed in cambio del silenzio con gli inquirenti gli fu consentito di fuggire dal luogo dell’attentato senza voltarsi. I due furono medicati per lievi ferite e, come loro imposto, fornirono agli inquirenti versioni confuse e contrastanti sull’accaduto, mentre Vincenzo Cava fu attinto da numerosi colpi di fucile e di pistola al torace ed agli arti superiori. L’efferato delitto era stato accuratamente e meticolosamente preparato.
Infatti era stato localizzato con precisione il luogo dell’agguato, era stato scelto il nascondiglio per il gruppo di fuoco, accuratamente “mimetizzato” nell’ambiente circostante con arbusti e fogliame raccolti sul posto ed erano state scelte nei minimi dettagli anche le armi per compiere l’attentato senza rischi (due fucili cal. 12 semiautomatici o a pompa, un pistola cal. 9×21).
L’efferatezza del delitto è dimostrata dall’elevato numero di colpi di arma da fuoco esplosi (sul posto furono rinvenute 8 cartucce per fucile cal. 12 e ben 51 bossoli cal. 9×21). Vincenzo Cava, sebbene già colpito mortalmente, fu platealmente “sfigurato” con circa trenta colpi di pistola in pieno viso sia per l’intima “soddisfazione” degli assassini, sia per vendicare l’agguato camorristico avvenuto a Scisciano, nel napoletano, il 21 novembre 1991, quando furono proditoriamente uccisi Eugenio Graziano, all’epoca astro nascente del clan Graziano, e Vincenzo Graziano e Gaetano Santaniello rispettivamente fratello e cugino del collaboratore ‘Felicione’.

Nell’ambito delle indagini riaperte sul caso i militari del Nucleo Investigativo del Comando Provinciale dei Carabinieri di Avellino e gli ulteriori accertamenti tecnici compiuti con i più sofisticati sistemi d’indagine messi a disposizione dal RACIS di Roma, il GIP presso il Tribunale di Napoli, dott.ssa Anita Polito, su conforme richiesta di quella Direzione Distrettuale Antimafia, ha emesso due Ordinanze di Custodia Cautelare in Carcere che nella mattinata di oggi i Carabinieri di Avellino hanno notificato allo stesso Felice Graziano, ristretto in località protetta, e a Antonio Graziano, nell’ambiente delinquenziale conosciuto come “o sanguinario” per la sua indole a commettere efferati delitti, attualmente ristretto presso il carcere di Cuneo in regime di art. 41/bis e fratello di Eugenio ucciso nella “strage di Scisciano”.


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