“Emergenza Covid-19, al Moscati regna la confusione”: la denuncia dell’Usb

“Emergenza Covid-19, al Moscati regna la confusione”: la denuncia dell’Usb

18 marzo 2020

Riceviamo e pubblichiamo la nota di Sergio Di Lauro dell’Usb Avellino.

E’ proprio così! La confusione che regna all’Azienda Moscati (Avellino e Solofra) per ciò che concerne gli aspetti preventivi e di programmazione per limitare i danni generati dall’emergenza COVID-19, risulta essere unica in Italia. Eppure bastava prendere esempio e migliorare ciò che è stato fatto nel nord del Paese. Invece, in prossimità di quello che dovrebbe essere il periodo critico per il Sud, si continua solo a parlare. E i fatti? Personale ridotto in tutte le UU.OO., a partire proprio nelle Strutture più esposte (Centrale Operativa e Rianimazione). E per limitare la diffusione del virus, tutelando dipendenti ed utenti, quali DPI sono stati forniti? Ad oggi, continuano ad arrivarci segnalazioni di mancanza dei cosiddetti dispositivi di protezione, o al massimo di fornitura di mascherina di dubbia qualità. Per fare qualche esempio il personale segnala perenne carenza di mascherine sia FFP2 che FFP3, camici calzari cuffie, tute; situazione alquanto pericolosa visto che il Personale è deputato ad accompagnare il Medico rianimatore nei reparti per assisterlo all’intubazione.

Arrivano segnalazioni da diverse Unità Operative a riguardo della mancanza di disinfettante gel idroalcolico o di altro tipo. La lista potrebbe essere infinita e potrebbe risultare noiosa per il lettore. Il personale è sotto stress, anche perché assoggettato ad una carenza numerica cronica già esistente. Tale carenza evidenzia una gravissima mancanza di organizzazione, gestione e previsione del rischio, foriera di conseguenze potenzialmente drammatiche, in termini di salute e sanità pubblica nonché di possibile esposizione a contagio per interi servizi, per i sanitari che vi lavorano, le loro famiglie, il personale dei servizi appaltati, gli utenti, e, in generale e a cascata, per la popolazione locale, conseguenze che si stanno manifestando, in questi ultimi giorni, con positività diffuse del personale sanitario al Covid-19. Si segnala oltre a ciò, che per parte del personale, anche a fronte dell’espandersi e dell’acuirsi dell’epidemia da Covid-19, non è previsto l’uso di alcun dispositivo di protezione. Giungono infine segnalazioni di episodi nei quali, data la insufficiente fornitura addirittura delle mascherine “chirurgiche”, le stesse vengano riutilizzate per più turni lavorativi, nonostante sul sito web del Ministero della Salute sia ben specificato che devono essere sostituite quando “umide”. E non valgano, poiché non possono essere “giustificazioni” accettabili, le difficoltà di approvvigionamento di tali dispositivi, giacché se da una parte ben si comprende l’emergenza sanitaria in atto, è proprio per questo che la soglia di attenzione e di “offerta di sicurezza” deve essere ancor più elevata.

E’ del tutto superfluo tratteggiare il particolare momento storico, l’emergenza che dobbiamo, tutti, affrontare, e che l’organizzazione Mondiale della Sanità ha elevato in data 11/03/2020 a Pandemia, ma è proprio a fronte di un’emergenza di tale portata che l’operato dell’Ente debba essere il più rigoroso possibile, nulla lasciando al caso e, soprattutto, faccia sì che il proprio personale, in primis quello impegnato direttamente al contrasto dell’epidemia, ma anche quello, per così dire, non “in prima linea nella lotta al virus, sia comunque tutelato e che siano garantite quelle condizioni di sicurezza e salute che ci si deve necessariamente attendere dalla propria parte datoriale.

Gli obblighi normativi sono previsti, in primis, dal codice civile, che all’art. 2087 statuisce che “L’imprenditore è tenuto ad adottare nell’esercizio dell’impresa le misure che, secondo la particolarità del lavoro, l’esperienza e la tecnica, sono necessarie a tutelare l’integrità fisica e la personalità morale dei prestatori”, secondariamente dal Decreto legislativo 9 aprile 2008, n. 81, Testo Unico in materia di salute e sicurezza nei luoghi di lavoro, che espone il datore di lavoro inottemperante a sanzioni anche di natura penale, Per questi motivi siamo costretti a chiedere un intervento diretto del Governo Centrale.