Edilizia e commercio in città, scintille tra i candidati

Edilizia e commercio in città, scintille tra i candidati

15 maggio 2019

Marco Grasso – Il futuro del commercio e dell’edilizia in città accende il confronto tra i candidati. Sollecitati prima dalla Confcommercio e poi dalla Consulta dell’Edilizia, i candidati alla carica di sindaco di Avellino hanno raccolto le istanze di associazioni e ordini professionali per poi fornire le prime proposte per il rilancio di due dei settori chiave dell’economia locale.

Il Puc e le scelte urbanistiche sono state al centro del confronto presso la sede dei Costruttori. In riferimento al piano urbanistico comunale Ance ha sottolineato, nel documento sottoposto all’attenzione dei candidati, “come lo strumento non sia mai stato concretamente attuato nella sua parte innovativa” .

Un bilancio sostanzialmente negativo quello dei Costruttori e delle principali organizzazioni della filiera dell’edilizia irpina, in buona parte condiviso, fatta eccezione per Amalio Santoro che ne ha auspicato solo una rivisitazione, da tutti i candidati.

Luca Cipriano ha parlato di “un  Puc sovradimensionato, che puntava su una crescita della città che non c’è stata”. Per il candidato del centrosinistra “Avellino paga anche scelte urbanistiche non felici, spingendo per una progettazione che punti sulla qualità”. Massima attenzione al centro storico, di fatto abbandonato, per il cui rilancio Cipriano immagina una politica mirata di incentivi.

Per Massimo Passaro, candidato di “Cittadini in Movimento”, la strada da seguire è quella del project financing. “La nostra città è costretta a convivere da troppi anni con opere sovradimensionate, a partire dal Mercatone, per le quali si fatica a trovare una destinazione”.

Pochi dubbi per Gianluca Festa che boccia senza mezzi termini il Puc, “in riferimento soprattutto alla perequazione, che non ha prodotto alcun risultato tangibile”. Auspica l’avvio di una stagione di confronto e concertazione. “La Grande Avellino, e quindi la condivisione operativa con i comuni limitrofi, è sicuramente un obiettivo. Il modello non può essere cerro quello dell’Area Vasta, dove sono confluiti settanta comuni, diversissimi tra loro. E’ stata una follia”, taglia corto.

Per Santoro la priorità è mettere in campo politiche mirate “che siano di impatto immediato sulla vita degli avellinesi. Il Puc è sicuramente da rivedere, aggiornare, ma credo che in buona parte sia stato anche applicato”.

Il candidato di Forza Italia Dino Preziosi attacca senza mezzi termini chi ha governato fino ad oggi la città. “Io sono all’opposizione da sette anni e, francamente, faccio fatica ad ascoltare le critiche da chi, in questi anni, ha in qualche modo amministrato. La città va riorganizzata meglio, creando nuovi flussi di circolazione ed imparando ad ottimizzare l’esistente, a partire dalle scuole che vanno ammodernate e poi organizzate in modo da non incidere, come oggi, sulla circolazione e la vivibilità. Bisogna ripensare ad una città che oggi non c’è, dovendo fare i conti con una situazione finanziaria che non è di predissesto ma di default”.

“Servono competenze e profili tecnici per gestire i fondi comunitari, la nostra vera opportunità per rimettere in carreggiata Avellino”, rilancia la candidata sindaco della Lega Biancamaria D’Agostino. “La partita dei fondi comunitari è ancora aperta, ma bisogna fare in fretta. Penso, ad esempio, al Tribunale, dove trascorro ogni giorno diverse ore per motivi di lavoro. Ci sono 10 milioni inutilizzati, nonostante siano disponibili da circa 10 anni. E, a questo punto, dopo tanto tempo, dubito anche che siano sufficienti per gli interventi di ristrutturazione necessari”.

I Costruttori hanno anche auspicato “una città che investa su un’economia verde ed uno stile di vita ecosostenibile, che non consuma suolo, ma riconverte il patrimonio pubblico e privato attraverso sistemi di riqualificazione e rigenerazione urbana”. Tra le priorità, condivise dai candidati, “gli interventi di messa in sicurezza, manutenzione e rigenerazione del patrimonio edilizio pubblico e privato, la rivalutazione degli spazi pubblici, del verde urbano e dei
servizi di quartiere, la riqualificazione delle aree periferiche e la salvaguardia rivitalizzazione del centro storico”.

Ance, nel documento condiviso con la Consulta, ha anche sollecitato l’attuazione “di strumenti fiscali che possono innescare un grande piano di manutenzione e riqualificazione del patrimonio edilizio. Le nostre imprese offrono qualità, professionalità e competenze”.