Economia irpina: il quadro chiaroscuro della Camera di Commercio

9 maggio 2008

Avellino – Aumento dell’occupazione e degli impieghi bancari, incremento del prodotto interno lordo. Arretratezza infrastrutturale, elevata frammentazione del sistema produttivo e scarsi investimenti, battuta d’arresto dell’export e aumento delle cessazioni di aziende. E’ un quadro in chiaroscuro, quello che emerge dai dati relativi al sistema produttivo irpino, diffusi dalla Camera di Commercio di Avellino, in occasione della Sesta Giornata dell’Economia.
L’andamento complessivamente favorevole di tipo congiunturale dell’economia della provincia di Avellino è attenuato dal consolidamento del gap infrastrutturale con le aree più attrezzate del Paese, dall’elevata frammentazione del sistema produttivo irpino e dalla scarsa propensione dei ceti imprenditoriali ad investire in innovazione e risorse umane particolarmente qualificate.
Gli ultimi dati territoriali forniti da Unioncamere, nell’ambito della sesta Giornata dell’Economia, portano più di una buona notizia per l’Irpinia: in primo luogo, la crescita del prodotto interno lordo, nettamente superiore a quella rilevata negli anni precedenti nonché all’andamento medio registrato sia a livello regionale che nazionale.
La conseguenza si traduce in un impatto favorevole sul mercato del lavoro locale, con incremento del numero degli occupati (+ 7 mila unità, pari a +4,7%) e corrispondente riduzione del tasso di disoccupazione (che scende sotto il 10%).
Positivi anche i principali indicatori creditizi: gli impieghi bancari registrano un forte incremento (circa il 20% in più).
Meno confortanti, invece, sono le indicazioni che provengono sul fronte della nati-mortalità imprenditoriale. Si registra, infatti, uno dei più bassi tassi di sviluppo degli ultimi anni, provocato per gran parte da un elevato numero di cessazioni d’aziende ma anche da un minor livello di nuove imprese. Notevole è l’incremento delle imprese entrate in liquidazione nell’ultimo anno, con percentuali doppie rispetto a quelle regionali e nazionali.
Altro campanello d’allarme giunge sul fronte dell’export che in provincia segna nel 2007 una secca battuta d’arresto, rispetto al brillante risultato conseguito mediamente in Campania, con un incremento di oltre il 10%.
Nel 2007, in particolare, brillano le positive performance dei settori a forte vocazione per l’estero, a partire dalla filiera moda (tessile e abbigliamento +22%), produzione di metallo (+27%), macchinari (+31%) e macchine elettriche (+27%); unica eccezione l’industria della trasformazione alimentare (-8%) condizionata però dalle ripercussioni negative che la rivalutazione dell’euro sul dollaro ha provocato sul rapporti commerciali con gli Stati Uniti, uno dei mercati più importanti per i prodotti alimentari tipici della provincia (soprattutto olio).
Per quanto concerne il turismo, non si segnalano particolari sviluppi in provincia: le presenze turistiche registrano un aumento minimo, anche in valore assoluto, ed è sempre bassa la quota del turismo irpino sul totale regionale.
Sin qui la sintesi degli andamenti congiunturali dei principali indicatori economici.
Il confronto territoriale degli stessi indicatori denuncia la sussistenza di un sensibile ritardo rispetto al quadro nazionale.
Questo appare evidente osservando il dato relativo al prodotto interno lordo pro-capite, che sintetizza la ricchezza media prodotta nel territorio e la situazione economica complessiva del sistema locale. La provincia di Avellino, infatti, nonostante una presenza imprenditoriale in linea con la media nazionale e superiore a quella regionale, un’elevata propensione per le esportazioni, e un’alta partecipazione della popolazione in età attiva ai processi produttivi, presenta un PIL pro-capite notevolmente inferiore al livello medio nazionale (pari a circa 17 mila euro a fronte degli oltre 25 mila in Italia). Numerosi sono i fattori alla base di questo ritardo, tra i quali in primo luogo una limitata produttività del lavoro rispetto alla media nazionale, riconducibile a sua volta alla eccessiva frammentazione del sistema economico e alla elevata vocazione per settori tradizionali del made in Italy (sistema moda e produzioni agroalimentari), che presentano una minore capacità di produrre ricchezza.
Un ulteriore elemento di criticità è rappresentato dalle caratteristiche demografiche, con una minore concentrazione di giovani e una più alta incidenza di anziani rispetto alla media regionale; i ragazzi con meno di 15 anni rappresentano il 14,7% della popolazione complessiva, a fronte di una media in Campania pari al 17,3%, mentre coloro con almeno 65 anni costituiscono rispettivamente circa il 20% rispetto al 15,5% dei residenti campani.
Questa diversa struttura demografica può contribuire a modificare le caratteristiche economiche del territorio vista la domanda di servizi da parte delle diverse fasce di età della popolazione; a tal proposito, negli ultimi anni sono molto aumentate le attività impegnate in alcuni servizi alle persone, come quelli sanitari, sociali, pubblici.
Minore incremento, rispetto alla tendenza provinciale e nazionale, del patrimonio complessivo (8,8% il risultato più basso a livello regionale), determinato dalla bassa crescita economica del 2006. Tuttavia, è opportuno sottolineare una maggiore propensione verso le attività finanziarie (+14,3%) rispetto ai tradizionali investimenti in valori reali (+6,5%), anche se si conferma l’atteggiamento prudente delle famiglie della provincia, con una tendenza ad investire in attività a basso rischio come i depositi (+20,1%), rispetto a quelle di tipo speculativo come i valori mobiliari (+9,2%).


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