Ecce pillola? Non ancora, la Ru 486 ad Avellino non prima di maggio

15 febbraio 2010

Avellino – Ci siamo quasi: la Ru 486, meglio nota come pillola abortiva, sta per arrivare anche presso l’Azienda Ospedaliera Moscati. Doveva riunirsi oggi la Commissione istituita ad hoc dalla Regione per stabilire le modalità di adozione del farmaco e concordare con l’Assessorato campano le linee guida per la somministrazione. E così è stato come ci comunica il dott. Mario Riccio responsabile Unità Operativa di Ginecologia sociale e preventiva dell’Azienda Ospedaliera Moscati e membro del Tavolo di lavoro scientifico della Regione. La pillola non è ancora in commercio perché l’azienda produttrice, la francese Exelgyn, si sta attrezzando per renderla vendibile contemporaneamente in tutte le regioni italiane. Ogni Regione sta approntando delle linee guida per accertare quante e quali siano le aziende ospedaliere in grado di garantire l’iter ospedaliero alle donne che ricorreranno alla Ru 486. Locali per il ricovero, spese del personale, e tutto quanto concerne l’adozione del farmaco rivoluzionario. La Ru 486 usata in alcuni paesi già da venti anni è la tecnica di aborto alternativa a quella chirurgica operata fino ad oggi. Può essere utilizzata dalle prime settimane di gravidanza, non richiede né intervento chirurgico, né anestesia e non ha gli stessi rischi dell’aspirazione: traumi dell’utero, del collo (dell’utero), rischio ulteriore di sterilità, di gravidanza extra-uterina, etc. Permette dunque l’interruzione volontaria di gravidanza anche in quei casi in cui l’aborto chirurgico non può essere praticato. In Italia, un utilizzo del farmaco all’interno delle strutture sanitarie, come previsto dagli articoli 8 e 15 della legge 194 del 1978.
Come ogni volta che in Italia si pronuncia la parola aborto anche nel caso dell’adozione della Ru 486 si è scatenato il dibattito per lo più politico e spesso privo di fondamento scientifico, tra quanti si dicono a favore e quanti contro. Non hanno fatto eccezione alcuni politici del territorio come Arturo Iannaccone all’epoca delle sue dichiarazioni segretario del Movimento per le autonomie (oggi Noi Sud ndr) che definì la pillola come l’ennesimo cedimento alla cultura della morte; di avviso diverso Rossella Iacobucci responsabile Questioni di Genere del Prc che inveì contro la decisione del Senato di bloccare l’utilizzo del farmaco, definendo la scelta del Governo l’ennesimo atto contro la libertà delle donne.
In ogni caso la Commissione regionale si riunirà il prossimo 4 marzo anche se sembra che per avere la pillola in Campania bisognerà aspettare aprile o maggio. Per quanto riguarda il Moscati non dovrebbero esserci grossi problemi rispetto al progetto presentato in quanto l’incremento di personale medico e spese in generale dovrebbe essere minimo. Abbiamo chiesto un parere al dottor Riccio in merito alle polemiche e alle divisioni che sul tema si sono registrate anche in ambito medico. “C’è poco da essere a favore o contro. Nel momento in cui l’AIFA (Agenzia Italiana del Farmaco ndr) l’ha approvata, un medico è come un funzionario che esegue ordini”. Gli ordini in questo caso sono quelli previsti dagli articoli 4, 5, 8 e soprattutto il 15 della legge 194, che recita: “ Le Regioni, d’intesa con le Università e con gli Enti Ospedalieri, promuovono l’aggiornamento del personale sanitario ed esercente le arti ausiliarie sui problemi della procreazione cosciente e responsabile, sui metodi anticoncezionali, sul decorso della gravidanza, sul parto e sull’uso delle tecniche più moderne, più rispettose dell’integrità fisica e psichica della donna e meno rischiose per l’interruzione della gravidanza”. “Se un medico non firma l’obiezione di coscienza – conclude Riccio – deve applicare la legge, altrimenti sarebbe come un militare che diserta la leva”. (di R.F.)