Dopo politiche e amministrative, l’Irpinia (degli Amministratori) torna al voto per le Provinciali

Dopo politiche e amministrative, l’Irpinia (degli Amministratori) torna al voto per le Provinciali

5 settembre 2018

Renato Spiniello – Dopo le politiche del 4 marzo e le amministrative che hanno coinvolto 21 comuni tra cui il capoluogo, l’Irpinia (seppur solo quella rappresentata dagli Amministratori) torna al voto per il rinnovo del Consiglio Provinciale e del suo Presidente.

Ufficializzata infatti la data del ritorno alle urne. Dopo le elezioni di mid-term del novembre 2016, i circa 1300 amministratori irpini (consiglieri e sindaci) saranno chiamati al voto il prossimo 31 ottobre, con obbligo di presentare le liste dei candidati consiglieri e il nome dei prescelti per la presidenza entro il 10 ottobre.

Questi ultimi, per legge, dovranno essere necessariamente sindaci e avere, alla data delle elezioni, almeno altri 18 mesi di mandato. Ragion per cui l’attuale numero uno di Palazzo Caracciolo, Domenico Gambacorta, sindaco di Ariano, non potrà esser rieletto, anche se appare scontata la sua ricandidatura come consigliere.

In quest’ottica i partiti, a poco più di un mese dalla deadline di presentazione delle liste, stanno facendo partire le ricognizioni interne per individuare la rosa dei possibili nomi da mettere in campo.

In primis il centrosinistra, che dopo le batoste elettorali della scorsa primavera dovrà provare a risalire la china. Tra le fila democratiche l’attuale fascia tricolore di Aiello del Sabato, Ernesto Urciuoli, ha già avanzato la propria candidatura, chiarendo che il suo obiettivo è quello di arrivare a un’intesa quanto più ampia e trasversale sul proprio nome, partendo ovviamente dal Pd, ma qualora dovessero emergere ipotesi diverse rimarrebbe comunque in campo. E tra le ipotesi alternative a Urciuoli ci sono quelle che conducono a Beniamino Palmieri (Montemarano) e Stefania Di Cicilia (Villamaina), entrambi vicini all’ex deputato dem Luigi Famiglietti.

Compatti invece i moderati, che avrebbero indicato il nome di Domenico Biancardi, sindaco di Avella, mentre l’area popolare, dopo il congedo di Ciriaco De Mita intenzionato a ritirarsi con famiglia in quel di Roma, punterebbe sui sindaci di Cairano e Serino, rispettivamente Luigi D’Angelis e Vito Pelosi.

La grande sorpresa potrebbe provenire ancora una volta dalla sponda pentastellata. I 5 Stelle in tutto conterebbero appena otto voti, tuttavia il sistema elettorale first-past-the-post con ponderazione (l’elettore vota per uno dei candidati ma viene eletto colui che ottiene la maggiore cifra elettorale ponderata) permette qualche margine di manovra. Dunque, grazie ai popolosi comuni di Avellino e Monteforte, i pentastellati dovrebbero essere in grado di eleggere almeno un proprio rappresentante nel parlamentino di Palazzo Caracciolo.

Bisogna tener conto però che, essendo le votazioni di Presidente e Consiglio distinte, il candidato Presidente perdente non ha diritto a uno dei dodici seggi che compongono il Consiglio Provinciale. Inoltre per presentare le liste occorre la sottoscrizione di almeno il 5% degli aventi diritto al voto (il 15% per la carica più alta). E dunque un primo dato sul probabile cavallo vincente potrebbe arrivare già dal numero di firme raccolte da ogni candidato Presidente e da ogni lista.

I comuni irpini, per questa particolare elezione, vengono suddivisi in cinque fasce demografiche, ciascuna recante una scheda elettorale di colore diverso. Sarà azzurra per i comuni con meno di 3mila abitanti (76 in tutto il cui voto ponderato vale 0.3); arancione per i 25 comuni tra 3mila e 5mila residenti (0.6); grigia per i 10 comuni da 5mila a 10mila abitanti (0.11); rossa per quelli da 10mila a 30mila (0.19) e verde per il capoluogo, il cui voto vale 0.42.

Insomma una fetta d’Irpinia si prepara alla terza elezione in appena un anno, una votazione di secondo livello che di certo non appassiona i più, eppur si tratta di un Ente, quello provinciale, che gestisce strade e scuole e quindi particolarmente vicino ai cittadini.