Dopo la batosta elettorale il Pd si analizza: amministrative alle porte e incertezza sul congresso

Dopo la batosta elettorale il Pd si analizza: amministrative alle porte e incertezza sul congresso

13 marzo 2018

Marco Imbimbo – Congresso si, no, forse. E’ questa, in sintesi, la conclusione a cui è giunta la lunga riunione tra David Ermini e i segretari di circolo, che si è tenuta presso la federazione provinciale del Pd.
L’incontro è servito per analizzare la sconfitta in Irpinia, non diversa dal resto d’Italia, ma anche per capire cosa fare da domani. All’orizzonte, infatti, ci sono le elezioni per il sindaco di Avellino e il Pd, inutile nasconderlo, teme la disfatta anche al Comune.

C’è anche, però, quel congresso provinciale che attende da oltre 2 anni di essere celebrato. E su questo i democratici si spaccano, tra chi lo vorrebbe svolgere a stretto giro, per affrontare al meglio le amministrative, e chi invece, in virtù di queste ultime, sostiene che non ci sia il tempo materiale, alla luce anche delle profonde fratture nel Pd irpino.

Poi c’è chi è possibilista, tra cui proprio David Ermini: «In questi giorni valuteremo il da farsi. Per me ci sono le condizioni per svolgerlo». Lo stesso Ermini avrebbe consigliato di giungere a un congresso unitario, tenendo conto dei tempi ristretti visto che a maggio ci saranno le amministrative: «Se riusciremo a celebrarlo prima, sarà entro un mese», sottolinea mentre dribbla il discorso sulla platea congressuale: «Non dobbiamo pensare alle tessere, ma ai programmi». Dichiarazione semplicemente di rito perché, durante il confronto con i circoli, proprio Ermini ha sottolineato come, in tante realtà irpine, il Pd abbia fatto registrare più tesserati che voti presi alle recenti elezioni.

Non tutti, però, sono favorevoli a un congresso lampo, da celebrare a stretto giro. E’ il caso dei dameliani, come spiega Maurizio Giovanniello, segretario del circolo cittadino “De Sanctis”. «In queste condizioni, non si può fare un congresso. Dobbiamo affrontare una campagna elettorale per il Comune di Avellino e, oggi, il Pd versa in una situazione drammatica. Bisogna riconquistare i principi fondamentali a cominciare dalla questione morale, ma soprattutto le esigenze della città e delle persone».

La fase delle amministrative, secondo Giovanniello, potrebbe essere gestita anche senza Ermini, ma in maniera autonoma dall’interno del Pd irpino, mentre per provare a riconquistare Palazzo di Città serve una rottura netta con il passato, una discontinuità sia con l’attuale amministrazione che le precedenti, tutte a marchio Pd. «Abbiamo bisogno di recuperare il rapporto con i giovani, con forze nuove che abbiano un’idea e un progetto. Insomma candidati che abbiano voglia di fare. Servono una rottura netta e volti nuovi, dal candidato sindaco a quelli per il consiglio comunale».

Sul congresso, invece, è diversa e ben nota la posizione dei deluchiani, come ribadisce Franco Russo, segretario del circolo cittadino “Libertà e partecipazione”. «Ogni volta si trova una scusa per non fare il congresso, intanto sono oltre due anni che si è dimesso l’ex segretario Carmine De Blasio. Le condizioni per celebrarlo ci sono tutte, basta dire qual è la platea congressuale e il percorso da fare».

L’avvicinarsi delle amministrative rappresenta il motivo in più per celebrare il congresso, secondo Russo, in modo da avere un segretario che possa “dirigere i lavori”, ma anche per «riallacciare i rapporti con la sinistra cittadina. Alle politiche ci siamo divisi, sbagliando, perché entrambi abbiamo perso i voti. Dobbiamo aprirci a sinistra, che è quello che manca a noi».  Nel caso in cui si dovesse celebrare il congresso, l’unica alternativa per Russo è «mettere insieme i congressi cittadini, con un coordinamento veloce, e fare le primarie per il candidato sindaco».