Dissesto, piano urbanistico. Bove(Pd):”Strane coincidenze temporali”

9 novembre 2013

Avellino – “Da più parti, e con una certa insistenza, ci viene proposta una domanda sul perché tacciamo sulle vicende finanziarie del Comune di Avellino. Insomma, secondo più di un commentatore, la sinistra del PD ed il circolo “Foa” dovrebbero intervenire qui ed ora per dire da che parte sta sulla questione dissesto si o dissesto no”. Si apre così la nota di Giovanni Bove del circolo Pd Foa di Avellino.

“Che la gestione Galasso sia stata dissennata e fallimentare, noi non dobbiamo ripeterlo. Nulla può farci cambiare opinione. Questa sorta di autodafé va chiesto ad altri, ma non solo a chi con Galasso ha collaborato in giunta e consiglio comunale, quanto e soprattutto a coloro (da Montefalcione a rione Mazzini) dai quali l’ex sindaco riceveva indicazioni, se non veri e propri ordini. Ma, stranamente lo si chiede a noi, a coloro che, negli ultimi cinque anni, hanno denunziato anche con atti clamorosi come il mancato voto al bilancio, una condizione di finanza allegra che portava l’amministrazione al disastro. Cosa dovremmo aggiungere a quanto già detto se, a parte i rumors ben indirizzati, a mesi dal voto, siamo ancora nel buio più totale su quale sia la situazione reale che si ritarda inesplicabilmente a presentare con chiarezza, prima ancora che al consiglio comunale, alla città”.

La nota continua: “Noi non conosciamo i conti del Comune, perché nessuno ancora li ha presentati, in modo trasparente, senza angolini oscuri, chiarendo una volta per tutte ed in maniera incontestabile troppe cose che ancora non quadrano, sia dal versante dei debiti ma anche (e nessuno ne parla) dal versante di crediti per i quali, per ragioni diverse (e mai nobili), il Comune non ha attivato procedure di recupero. L’elenco sarebbe lungo: dai canoni per le case comunali non pagati, a quelli per la gestione di strutture comunali, ai debiti che avrebbe l’Alto Calore Servizi sulle quote di fognatura, a quelli che dovrebbe stornare la Regione Campania per l’onere degli LSU, a somme dovute dai costruttori per oneri di urbanizzazione…
E rimane oscura la partita della cosiddetta “metropolitana leggera” per la quale non si comprende se il Comune ne uscirà con un pingue finanziamento in cassa o con un ulteriore buco di bilancio. In questo buio di cifre vengono avanti strani ragionamenti e troppe coincidenze che lasciano abbastanza basiti. C’è soprattutto una coincidenza temporale, l’intreccio della campagna sul dissesto con quello dell’attuazione del piano urbanistico e c’è un sottile filo sotterraneo che potrebbe unire le due campagne: ‘insomma, se il Comune sta male in finanze, perché non aiutarlo con una spinta forte all’edificazione che porti consistenti entrate alle casse comunali?’. Non sarà una campagna giornalistica a farci cambiare idea sulla scansione dei tempi e sulle questioni vere che riguardano la città.
Se ci è consentito, crediamo oggi che la questione vera siano le scelte urbanistiche e quelle del “disegno” di città a cui si lavora, che questione vera sia quella delle politiche per chi soffre (invece che una stuccosa disputa sulle poltrone del Piano di Zona). La situazione finanziaria del Comune è una delle priorità che va affrontata, ma assieme alle altre. Nessuno pensi che questo argomento possa diventare il grimaldello per rovesciare l’impostazione con la quale il PD ha chiesto ed ottenuto voti in città, possa divenire la coltre nebbiosa dietro la quale si rovesci la scala delle priorità ed al centro torni l’interesse al mattone”, conclude Giovanni Bove.