“Dialoghi al femminile” per esplorare l’altra metà del cielo.

“Dialoghi al femminile” per esplorare l’altra metà del cielo.

16 giugno 2015

Un seminario gratuito per interessanti “Dialoghi al femminile” è la proposta della psicoterapeuta Marianna Patricelli per approfondire la tematica della femminilità.

“Una donna deve essere solo due cose, elegante e straordinaria” diceva  Coco Chanel ed eleganti e straordinarie sono le donne animate dal desiderio di crescere ed evolversi, di conoscere se stesse imparando a mettere a frutto il dono naturale di accogliere, creare relazioni positive ed essere un fattore di crescita nei contesti in cui operano: famiglia, lavoro e società.

I cambiamenti storici e sociali hanno visto mutare il ruolo della donna – non sempre a sufficienza per la verità – mentre il momento attuale di crisi le vede spesso alle prese con situazioni complicate o al centro di vicende di cronaca che raccontano la difficile realtà che alcune di loro si trovano purtroppo ad affrontare.

Il mondo femminile è talmente sfaccettato e complesso che è molto difficile raccontarlo in poche frasi; creare un luogo ideale di confronto di conoscenze ed esperienze è lo scopo del seminario gratuito dal titolo “Dialoghi al femminile” organizzato dalla psicologa e psicoterapeuta ad orientamento sistemico relazionale Marianna Patricelli, il 19 giugno, dalle ore 18 alle ore 20, presso il Centro Li-Ri-Gì Life Smile in via P. Pellecchia 5 ad Avellino, alle spalle della Curva Sud dello Stadio Partenio, di fronte alla Casa di Riposo Rubilli.

“Spunti di riflessione, confronti e stimoli rivolti a donne interessate ad approfondire la tematica della femminilità” è il sottotitolo con cui la dott. Patricelli ha inteso esprimere le finalità dell’incontro che è aperto a tutte le donne, di tutte le età, perché sono tanti i momenti di svolta che ogni donna vive nel corso della propria vita.

Dottoressa Patricelli perché “Dialoghi al femminile”?

“Ho scelto questo titolo per sottolineare la dimensione interattiva del seminario che lo caratterizzerà; la formula dialogica è la forma espressiva più funzionale all’incontro con l’altro. L’idea è di ricreare un’atmosfera “intima” ed informale tra donne, in uno spazio-luogo che rimanda al “cortile” di un tempo, dove le donne si riunivano per raccontarsi, condividere e scambiarsi opinioni”.

A chi è diretto questo seminario?

“A tutte le donne interessate ad approfondire la tematica della femminilità nelle sue varie sfaccettature; donne aperte a considerazioni che tengano conto dei fattori storici, sociali, culturali e psicologici che hanno contribuito nelle varie epoche ed in maniera differente alla costruzione del concetto di “femminilità”, da non intendersi come sinonimo di “capacità di seduzione”, ma come consapevolezza dell’appartenenza al genere femminile”.

Quali sono gli obiettivi che si prefigge?

“E’ un’occasione per fornire alle partecipanti una stimoli e spunti  di riflessione in un clima coinvolgente e rilassato dove cominciare anche a porsi delle domande sul proprio modo di esprimere la femminilità o cominciare a valutare la portata dei condizionamenti culturali e sociali subiti inconsapevolmente”.

A suo avviso quali sono le aree più critiche per le donne?

“Sono parecchie, nonostante la “presunta” emancipazione femminile e il raggiungimento di una serie di faticosi traguardi e riguardano principalmente la dimensione sociale. Le possibilità con cui la donna può occupare negli spazi sociali un ruolo di visibilità sono ancora deficitarie per  la mancanza di sostegno da parte del sociale stesso. Nella realizzazione professionale non sono sostenute adeguatamente, perché  ancora relegate a funzioni per lo più legate alla cura familiare (allevare figli, occuparsi dei congiunti anziani, ecc.) e non è raro assistere a colloqui di lavoro da cui si viene tagliate fuori se si è prossime al matrimonio o alla perdita del lavoro se si decide di avere un figlio. Se non si viene supportare dall’esterno si ha più difficoltà a riconoscere il potere di esprimersi e realizzarsi anche nella dimensione privata”.

Quali sono i problemi più ricorrenti anche in base alla sua esperienza clinica?

“Nella mia pratica clinica riscontro soprattutto problematiche relative alla dipendenza affettiva ed alla scarsa consapevolezza del potere femminile, collegati ad un basso livello di autostima che comporta l’espressione di una fragilità tale da compromettere le relazioni affettive in generale e sentimentali in particolare”.

Cosa può fare lo psicoterapeuta per aiutare la donna?

“Nell’ambito del setting clinico, la figura dello psicoterapeuta può  accogliere la donna che fa richiesta di aiuto e sostenerla all’interno di un percorso che preveda un processo per l’acquisizione di una maggiore consapevolezza di sé. L’intento è quello di comprendere le origini del sintomo o del malessere manifestato alla luce delle modalità relazionali messe in atto. Nell’ambito del sociale, invece, lo psicoterapeuta può stimolare la popolazione ad assumere comportamenti consapevoli e responsabili nella direzione di una solidarietà  nei confronti delle donne”.

E’ necessario essere “sull’orlo di una crisi di nervi” per rivolgersi ad un professionista del benessere psicologico o è consigliabile fare una sorta di “manutenzione” preventiva?

“Ovviamente sarebbe auspicabile un’operazione di prevenzione che coinvolga tutte le fasce di età (prima si comincia, migliori possono essere i risultati). Purtroppo nella cultura meridionale la figura dello psicologo è ancora associata alla “malattia mentale” da cui bisogna rifuggire: in realtà lo psicologo è deputato anche alla promozione del benessere della persona, in tutti i suoi aspetti. Per cui gli interventi in tale direzione, che prevedono lo sviluppo delle risorse personali, nonché il potenziamento delle capacità relazionali e la conoscenza approfondita di sé, consentirebbero di stare meglio e di evitare l’incorrere in situazione di disagio psicologico di varia entità”.

Quale metodo utilizza? Ci può spiegare in modo semplice come lavora?

“Il mio approccio teorico di riferimento è quello sistemico-relazionale che prevede l’osservazione e l’analisi delle modalità relazionali messe in atto dall’individuo all’interno della rete sociale e nei contesti relazionali principali in cui è inserito: quello familiare, dei pari e degli adulti. In quanto paradigma in grado di considerare tutto secondo un’ottica di complessità, esso consente di cogliere e restituire le connessioni che caratterizzano il disagio individuale e quello proprio del contesto in cui questo si manifesta. In particolare, il modello di articolazione intersistemica, promosso dall’I.P.R. (Istituto di Psicoterapia Relazionale, con sede a Napoli, dove mi sono formata) consente di operare in ogni intervento tenendo sempre compresenti l’aspetto intrapsichico e quello interpersonale”.

La Dottoressa Marianna Patricelli è iscritta all’Ordine degli Psicologi della Campania n. 1428  ed è abilitata all’esercizio della psicoterapia.

Riceve per appuntamento ad Avellino Telefono +39 3393157865

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