Depurazione ‘Sarno’: i Sindacati aspirano ad un ‘Ato intermedio’

20 giugno 2005

“L’Ato irpino manca di competenza sul territorio di Mercato San Severino. Questo il motivo che ci ha spinto a rivolgerci alla Regione affinché possa individuare un Ente intermedio per risolvere la questione relativa alla depurazione del bacino dell’Alto Sarno”. Scaturisce da questa riflessione la presa di posizione delle associazioni sindacali avellinesi che si sono riunite nella mattinata di ieri in un incontro unitario con i chimici competenti nel settore. Un summit in cui è stata chiamata in causa la Regione Campania, nello specifico l’Assessorato all’Industria e all’Artigianato, per risolvere una nuova questione che esula, almeno in parte, dal progetto di depurazione per spostarsi sul fronte della ‘competenza’ e della ‘territorialità’. Secondo quanto esposto in una nota, infatti, “…la costituenda società denominata Depurazione Alto Sarno S.p.a., proposta dai Comuni di Solofra e Mercato San Severino, attinente alla gestione depurativa dell’area, sarebbe da considerare inutile, superflua e probabilmente solo onerosa. Mentre sarebbe necessario individuare un Ato competente per la gestione del ciclo integrato delle acque affidando ad esso la diretta gestione del sistema depurativo”. Dunque un discorso basato sulla teoria della ‘interprovincialità’, così come definito dall’esponente sindacale irpino Franco De Feo. Una riflessione che ‘sconfessa’ in materia l’Ato per attribuire la competenza ad un Ente intermedio. “Occorre, in questo caso, demandare alla Regione la scelta del vertice della gestione dei bacini dell’Ato. Proprio per questo abbiamo fatto richiesta agli esponenti di Palazzo Santa Lucia di un incontro”. Dunque le associazioni sindacali, bocciano a chiare lettere la nascita della società depurativa Deas, riponendo le proprie speranze nella creazione di un ulteriore Ente d’ambito che possa coinvolgere 4 comuni irpini ed altri 4 del salernitano. Una soluzione che apporterebbe garanzie anche dal punto di vista della manodopera. La nuova Deas, infatti, accorperebbe nell’organico 42 operai dell’azienda solofrana Codiso e 22 della salernitana Gesema. Tuttavia l’ordinanza governativa n. 3378 fa riferimento, in un passaggio, ad ‘operai della depurazione’. Un dettaglio che, valutato con gli occhi della lungimiranza, potrebbe far pensare ad un eventuale problema per i restanti operai. La Deas, infatti, avrebbe tutte le carte in regola per affidarsi ad una soluzione estrema per rimuovere i cosiddetti ‘esuberi’. Con la nuova società, inoltre, sparirebbe anche la convenzione stipulata dai Comuni di Solofra e Mercato San Severino. Quest’ultima, che con carte alla mano risultata fallimentare, potrebbe, secondo alcuni addetti ai lavori, rappresentare uno specchio per la Deas. Difatti le spese di depurazione, tra l’altro costose, della nuova società ricadrebbero solo su Solofra e Mercato San Severino, se non interverranno gli altri Comuni, cioè le due Montoro, Calvanico, Forino, Fisciano e Bracigliano che pagherebbero solo l’immissione delle fogne civili nei collettori, essendo paesi privi di industrie. Intanto la Fed, costituita dai partiti della Margherita, Sdi e Ds, si incontrerà domani con gli imprenditori per presentare la propria posizione in seno al Consiglio comunale, così come ha spiegato il consigliere Enzo Clemente. In serata, invece, sarà l’amministrazione ad incontrarsi con le associazioni imprenditoriali e sindacali per recepire pareri o modifiche da apportare allo statuto. Un susseguirsi di appuntamenti che denotano una certa ‘fretta’ da parte dell’amministrazione, nel voler pianificare la situazione Deas e risolvere, in qualche modo, il grattacapo della depurazione. Insomma, un’arma a doppio taglio che costringe a scelte non sempre facili. (di Manuela Di Pietro)