Deportato a Dachau, dopo 50 anni eredi rimborsati di 1 milione euro

24 ottobre 2011

Risarcimento milionario agli eredi di un deportato irpino. Lo ha riconosciuto il Tribunale di Bologna con la sentenza n. 2892/2011 del 12 ottobre scorso, emessa dal giudice unico Chiara Graziosi della terza sezione civile. Il risarcimento dei danni, pari a 518mila euro più interessi da calcolarsi a partire dall’8 maggio 1945, nel complesso oltre un milione di euro, è stato riconosciuto a fronte delle patologie mediche e psichiche riportate dall’ex militare italiano, che fu internato per due anni nel lager nazista di Dachau. «La sentenza – spiegano gli avvocati della famiglia, Giorgio Fregni del foro di Modena e Salvatore Guzzi di Torchiara, del foro di Napoli – ha riconosciuto la sussistenza sia del danno biologico nella misura del 60% sia del danno morale, per le specificità del caso in ossequio all’art. 3 della Costituzione, per evitare il rischio di trattare in modo uguale situazioni disuguali. Nella specie, infatti, il danno è stato inferto tramite un crimine contro l’umanità e poiché le note tabelle di Milano sono impostate solo per i danni comuni e non per trattamenti disumani, in un contesto bellico si è riconosciuta, ai fini del risarcimento, la rilevanza delle sofferenza di carattere fisico e psicologico derivanti dalla riduzione in schiavitù di guerra». Il caso è quello di Angelantonio Giorgio, classe 1924, originario di Melito Irpino e sotto le armi all’epoca del secondo conflitto mondiale. Il giorno dopo l’armistizio, firmato l’8 settembre 1943, dal Piemonte dove prestava servizio cercò di raggiungere in treno la Campania, ma venne catturato dai tedeschi che presso la stazione ferroviaria di Modena lo identificarono come militare a causa dei capelli corti. Fatto scendere dal treno, venne prima portato a Mosbach e destinato ai lavori forzati, poi a Monaco di Baviera. Qui, per aver rifiutato l’arruolamento nelle SS e nella Repubblica sociale, fu sommariamente processato e spedito nel lager di Dachau da cui venne liberato dagli anglo-americani solo dopo due anni di prigionia. I soprusi subiti nel campo di sterminio, però, gli procurarono patologie fisiche e psichiche irreversibili. Nel 2006, scoperta la possibilità di agire in giudizio, lo “schiavo di Hitler” irpino si è rivolto all’avv. Giorgio Fregni di Modena e all’avv. Salvatore Guzzi di Torchiara, del foro di Napoli, entrambi nel network Eurojuris international. I due legali ne hanno sostenuto la difesa prima a Modena e, dopo che la Germania ha chiamato in giudizio la Repubblica italiana, a Bologna. Lo stesso Tribunale di Bologna, che qualche giorno fa si è pronunciato in via definitiva liquidando i danni agli eredi dell’ex internato, frattanto deceduto, già nel gennaio 2010 ha pronunciato nel medesimo processo una clamorosa sentenza non definitiva, affermando il principio che il risarcimento dei danni per crimini di guerra e contro l’umanità è imprescrittibile anche quando il chiamato in giudizio è uno Stato. Il giudice, che rimise la causa in istruttoria solo per le perizie medico-legali, fece piazza pulita di tutte le eccezioni sollevate dalla Repubblica federale tedesca, chiamata in giudizio quale successore della Germania hitleriana. Questo sulla scia della Cassazione, che già dal 2004 ha permesso di portare in giudizio uno Stato straniero quando i suoi organi abbiano commesso crimini contro l’umanità.