De Vita per il riscatto dell’Irpinia “depauperata nella sua anima”

16 marzo 2010

Solofrano doc, Antonio De Vita ,vicesindaco e assessore alle Attività Produttive del Comune conciario, è uno dei cinque candidati per Noi Sud alle Regionali del 28 e 29 marzo per la provincia di Avellino. Alle spalle ha un passato da democristiano ‘duro’ e si è sempre sentito a suo agio nelle vesti di uomo di centro destra. Lavoro, sviluppo, valorizzazione del territorio e del paesaggio. Passa per queste parole il famigerato ‘riscatto’ dell’Irpinia. Un concetto che è anche il leitmotiv della sua campagna elettorale e che custodisce in sé tutte le rivendicazioni di un territorio “depauperato non solo della sua economia ma anche e soprattutto della sua anima”.

Da solofrano doc, conoscerà profondamente i problemi che da tempo tengono in ostaggio il distretto conciario. “Un governo di centro sinistra che non ha proposto soluzioni”, ha denunciato a più riprese. Ma quali sono quelle che lei proporrebbe una volta arrivato a Palazzo Santa Lucia?

“I dati Censis ci dicono che il distretto solofrano è il fiore all’occhiello dell’intero Meridione. Tuttavia i problemi che lo interessano sono sotto gli occhi di tutti. Quello che credo serva al settore conciario è un ammodernamento che però non danneggi la sua natura e la sua vocazione artigianale. Un ammodernamento che significhi ricerca, formazione, specializzazione senza pensare in troppo in grande. Un miglioramento insomma qualitativo e non quantitativo: le fabbriche con 500 operai non funzionano. Gli imprenditori certo devono essere lasciati liberi, ma è giusto che quando è il caso intervenga la ‘mano pubblica’. Ciò che serve è la creazione di un patto per lo sviluppo, una rete tra Università, Camera di Commercio, Istituzioni che non pensino all’interesse di uno, ma che invece affrontino la problematica nell’insieme”.

Sta spendendo la sua campagna elettorale al motto di “Riscattiamo l’Irpinia”. Un miracolo o un obiettivo realistico?

“Quella del riscatto dell’Irpinia, deve essere una ‘speranza’. Se non vogliamo finire per diventare un popolo assistenzialista, continuando ad essere considerati, come da sempre succede, un semplice serbatoio di voti da una logica napolicentrica, bisogna che ci riappropriamo delle nostre radici, cominciando a valorizzare le nostre risorse e dare la giusta realizzazione alle nostre vocazioni. Penso all’Umbria e alla Toscana che hanno fatto leva sulle proprie unicità ed eccellenze. Quello che serve è un nuovo sistema culturale, un modello di sviluppo che sia legato non ai piani di insediamento, che non hanno mai prodotto niente, ma all’agricoltura, all’enogastronomia, al turismo”.

Quella della sua candidatura è una sfida che porta il marchio “Noi Sud”, un logo fresco di stampa e la cui origine è nota. Esponenti del suo partito hanno annunciato che sarete il ‘gemello meridionale’ della Lega Nord. Quanto fa sua questa similitudine?

“Solo in parte. Ho avuto modo di toccare con mano quanto la Lega sia presente al Nord e quanto sia vicina ai problemi del Settentrione. Allo stesso modo, Noi Sud è cosciente dei problemi che interessano il Sud e il nostro territorio in particolare, depauperato per anni e anni non solo nella sua economia ma anche e soprattutto della sua anima. Nel 1951 il Sud rappresentava il 20% del Pil della Nazione e adesso, a distanza di 60 anni, niente è cambiato, nonostante le piogge di fondi, la Cassa del Mezzogiorno, il soldi per la ricostruzione del post sisma. Certo della Lega Nord non mi sento ‘gemello’, se guardiamo alle esternazioni di poca o nulla tolleranza”.

Che cos’ha che non va Enzo De Luca per questa Campania e cosa renderebbe invece, secondo lei, Stefano Caldoro l’ideale Governatore per la Regione?

“Non credo nella persona in quanto tale. Preferisco piuttosto fare un discorso di squadra perché in un’orchestra ci può anche essere un buon direttore, ma se i musicisti non sono capaci…”