De Mita: “Politica diventa credibile non con l’avventurismo”

10 febbraio 2013

Giuseppe De Mita, candidato alla Camera dei Deputati nel Collegio Campania 2 per la lista dell’Unione di Centro, ha partecipato questa mattina, 10 febbraio, a due incontri elettorali. Il primo a Chiusano San Domenico, presso l’aula consiliare. All’incontro ha preso parte il sindaco Antonio Reppucci che ha introdotto i lavori. Il secondo a Montefalcione, presso il centro socio-culturale. A Montefalcione l’incontro è stato introdotto dal sindaco Maria Antonietta Belli.
“Il punto di partenza di ogni ragionamento che si fa in questo periodo è la condizione di difficoltà che attraversiamo e che ciascuno di noi vive – ha dichiarato Giuseppe De Mita a Chiusano San Domenico – Ciò che non ci sta aiutando è leggere questo fenomeno come se non avesse una sua origine storica e fosse tutto compreso nella dimensione del presente.
L’individuazione di una possibile via d’uscita è legata ad una comprensione delle dinamiche storiche che hanno determinato la crisi. Oggi registriamo, finanche con lo stesso linguaggio, la stessa lettura di venti anni fa quando sono comparsi sulla scena politica Berlusconi e la Lega. Piuttosto che comprendere qual era la condizione di recupero della politica, ci siamo affidati a soluzioni di superficie. Oggi ci troviamo di fronte ad un Paese che non si riconosce in nulla e i sondaggi ci dicono proprio questo. Il punto di ripresa però esiste. La crisi segna sempre il limite della situazione attuale ma indica anche dove sta lo spazio di opportunità per il futuro”.

Due le questioni da approfondire secondo De Mita. “La prima questione – ha continuato – sta nel punto di recupero di credibilità della politica dentro una dimensione territoriale e comunitaria e attraverso una modalità comportamentale che impegna tutti. La seconda questione è legata alle opportunità del futuro. Siamo cresciuti su fattori produttivi che erano il perno di un modello economico che oggi è andato in crisi. Oggi le condizioni di crescita vanno recuperate su fattori produttivi che abbiamo dimenticato e sono dentro la dimensione locale ed identitaria, in ciò che non è delocalizzabile. Il punto è che questi elementi non hanno mai generato ricchezza vera perché noi non l’abbiamo organizzati come fattori produttivi. Se noi organizziamo il processo produttivo in maniera seria determiniamo le condizioni per le opportunità di lavoro. Dobbiamo però farlo in maniera seria”.
A seguire l’incontro di Montefalcione.

“L’esperienza del sindaco di Montefalcione – ha dichiarato Giuseppe De Mita – coglie e dà risposta a tutte le questioni problematiche che oggi vengono poste. La crisi oggi fa riferimento ad una difficoltà della rappresentanza. Qui a Montefalcione la risposta è stata nel recupero della rappresentanza costruita su di una qualità personale e sull’attitudine del sindaco ad essere un interprete misurato dei bisogni della comunità e, sconfitto l’avventurismo, la comunità si è ricomposta”.

Poi il riferimento alla scomposizione e alla ricomposizione del quadro politico. “Dal punto di vista politico – ha continuato – per certi versi abbiamo un quadro confuso, ma per altri il contesto si va chiarendo. Basta pensare a quello che è accaduto nel Pd con le Primarie per la scelta dei parlamentari. E’ stata una splendida operazione togliattiana. Bersani è riuscito a liquidare l’ex Margherita, come accaduto anche in Irpinia, con le Primarie perché l’elettorato del Pd, che è tendenzialmente di sinistra, ha scelto una rappresentanza di sinistra”. Infine la riorganizzazione dell’area moderata. “La nostra esperienza del popolarismo – ha così concluso – ci suggerisce di far riferimento alle autonomie locali, il pensiero sturziano si fonda sul valore delle comunità locali. Il recupero della dimensione comunitaria è la via d’uscita anche dalla crisi. Dobbiamo aiutare le comunità a ricomporsi non sull’avventurismo, ma sul buon senso. Voi a Montefalcione avete iniziato già da un po’ di tempo questo percorso e la campagna elettorale è un pezzo di un cammino progressivo. Alcune suggestioni del momento, alcuni protagonismi di questa campagna elettorale appassiranno. La questione d’altronde non è essere eletti. Nel 2008 qualcuno diceva che, con la sua elezione, avrebbe dato una prospettiva di sviluppo a questo territorio. Sono trascorsi cinque anni e non si è visto nulla. Nel 2008 la mancata elezione per noi non ha avuto un effetto depressivo rispetto al nostro percorso politico perché l’elezione non è un premio, ma responsabilizza chi è stato individuato a svolgere una funzione per la comunità”.