De Mita: «La comunità è il futuro, non le Unioni dei Comuni»

De Mita: «La comunità è il futuro, non le Unioni dei Comuni»

13 giugno 2015

«Siamo di fronte ad una straordinaria opportunità. Ricomporre la comunità e realizzare le ragioni di convivenza sono le priorità per chi governa. Più allarghiamo l’orizzonte, più abbiamo bisogno di radicarci sul territorio». Ciriaco De Mita, in occasione della sedicesima lezione della Scuola di Alti Studi Politici di Nusco, tenutasi presso la sala conferenze del seminario vescovile, non manca di spiegare l’importanza del rivalorizzare i piccoli centri e lo stare insieme, leve del nuovo sviluppo.

 

Il sindaco di Nusco effettua un riferimento anche al progetto pilota. «L’Alta Irpinia è un esperimento. Tante piccole comunità si tengono per mano per confrontarsi in un contesto più largo. Il valore riduce le distanze e non la crescita di un interesse. Adesso, abbiamo tutti i diritti, ma vengono a mancare i meccanismi di tutela. Non siamo andati molto oltre la riflessione di Moro».

 

Il primo cittadino, rivolgendosi ai tecnici regionali presenti, scarta le Unioni dei Comuni ed apre ad un nuovo modello di sinergia. «Il concetto di comunità non ha uno spazio ben definito. Gli emigranti possono conservare il proprio legame al territorio, più di chi lo vive nella quotidianità. La religione e la magia, ad esempio, sono elementi che aiutano a ritrovarsi. Persone e territorio non bastano se non c’è un valore».

 

L’ex presidente del Consiglio dei Ministri, esorta le nuove generazioni a guardare con ottimismo al futuro. «A differenza delle aree metropolitane, dove si accentra tutto, la comunità dell’Alta Irpinia, cerca di unire i servizi e soprattutto le condizioni di vita. Non possiamo precipitare più in basso di adesso. Il nuovo progetto deve essere corrispondente alla domanda. Non ho la presunzione di risolvere il problema, ma intendo aprire una riflessione. La politica è una sorta di sperimentazione».

 

Il leader di Nusco, rivolgendosi agli allievi, scagliare dardi nei confronti di chi li rappresenta. «Ci sono persone che parlano di tutto. Io intervengo soltanto quando penso di conoscere una determinata questione. La semplificazione eccessiva dei problemi, come predica Salvini, non porta le persone ad aiutarsi e comprendersi. Due medici dovrebbero aiutare il paziente a guarire, ma non sempre collaborano. La politica è proprio come la medicina».