De Mita: ‘Intercettiamo gli esclusi’. Mancino: ‘Contro l’autarchia’

5 marzo 2006

Avellino – Nessuno slogan. Solo l’invito a riappropriarsi della “vera” politica. A restituirle “decenza. A ricostruire il tessuto della democrazia in un Paese di ombre che vanno dissipate”. Comincia Pino Galasso primo cittadino di Avellino che non manca di mettere in evidenza le defaillance della legge “truffa”, ma anche “la necessità di lavorare insieme”, “di ritornare – continua il segretario cittadino Enza Ambrosone – al rispetto delle Istituzioni calpestate”. Senza commettere errori. Puntando l’attenzione “non sull’alteramento del contesto nel quale ci troviamo ma sulla ricerca del consenso che appare più una forma di incitamento. Dovremmo rompere – dichiara il capogruppo provinciale della Margherita Giuseppe De Mita – il legame personalistico con l’elettorato facendo una campagna elettorale dove tutti sono al 30esimo posto”.
Rompere anche quel “legame episodico” con l’elettorato che non va da nessuna parte se non “all’iperbole emozionale che porta all’annullamento della realtà”. “Le forze politiche dovrebbero porsi per come sono in grado di individuare i luoghi del confronto”.
Dialogo, Istituzioni: parole che rimbombano facendo da eco nella sala gremita del Samantha della Porta (tra i presenti: oltre all’assessore regionale Enzo De Luca, ai consiglieri Luigi Anzalone, Mario Sena, i presidenti delle Comunità Montane: Sicuranza, Solimine, Langastro, Vittoria, Abate, Di Iorio, e ancora Romano, Petracca, Rosato, Iannicelli, Repole, Foglia, sindaci, consiglieri, etc. etc. Al tavolo: Giuseppe De Mita, Enza Ambrosone, Carmine De Blasio, Giuseppe Galasso, Rosetta Casciano, Ciriaco De Mita, Nicola Mancino, Antonio Maccanico, Gerardo Bianco, Pina Gambacorta) dove la Margherita ha voluto aprirsi al suo elettorato, ai suoi iscritti, ai suoi simpatizzanti, a quella parte ancora diffidente, ai tifosi e non, che vanno persuasi. Così come gli indecisi. E senza promesse infondate. Impostando la campagna elettorale e il consenso. Senza attacchi frontali perché “chi attacca, non fa politica”, ma aprendosi alla platea votante e desiderosa di dialogo. La squadra è stata composta. Due gli eletti: Ciriaco De Mita alla Camera dei Deputati e Nicola Mancino al Senato della Repubblica, il resto candidature di servizio. Che non debbono in alcun modo offuscare l’obiettivo: la “grossa mobilitazione”. “Tutti noi sappiamo – dice Rosetta Casciano candidata alla Camera dei Deputati per la quota rosa – che la mia è una candidatura di servizio, ma per me è di prestigio. Quello che conta è la battaglia politica perché all’interno del partito ci si sta anche per conseguire un servizio”.
Parole che trovano d’accordo anche Francesco Maselli che si rituffa nell’agone politico per dare il suo contributo alla politica e alla democrazia. Alla “ritematizzazione” delle stesse.
“Stando uniti riusciremmo a liberarci dell’arroganza di Berlusconi, del razzismo della Lega, del buonismo di Casini”. E’ Pina Gambacorta che nel suo breve ma sentito intervento, ritorna sul significato dell’appartenenza alla politica e al partito. Necessaria per risollevare le sorti di un Paese “in declino, alle prese con i conti pubblici fuori controllo. Con il debito che non diminuisce, con la perdita di 200 mila posti di lavoro. Siamo qui per liberarci della cappa di piombo. L’Italia – sottolinea l’on. Antonio Maccanico – se non vuole diventare espressione geografica, deve cacciare via Berlusconi”. “Siamo – sottolinea il senatore Nicola Mancino – allo zero assoluto. Zero sulla produttività. Zero sull’occupazione… Eppure secondo Berlusconi gli impegni sono stati mantenuti”.
Di fronte ad uno scenario “simile c’è da riflettere. Da domandarsi dove è finita la politica che ha guidato il nostro Paese”. Da interrogarsi sulla legge elettorale che è “un imbroglio”… “La ripresa non sarà facile. E’ un Paese che non può reggere la concorrenza. E’ stata colpa dell’euro? Allora perché la Francia, la Germania si riprendono? Se stiamo male vuol dire, che è colpa del governo” che ha ridotto il “Parlamento ad un silenziatore. Ha condannato il Paese a fare il passo del gambero. A livello europeo siamo nelle peggiori delle condizioni. Si può contare sul rigore della spesa e non solo, facendo leva non sull’imbroglio, sulla trasgressione e sui condoni”.
Mancino sembra dire: nessun male è incurabile se si trova la giusta ricetta fatta di ingredienti necessari. Due di questi: l’unità e la mobilitazione. “Altrimenti andremo all’autarchia parente prossimo dell’on. Berlusconi”.
Riprende ancora una volta il filone ‘legge elettorale’ l’on. Ciriaco De Mita non senza una nota di sottile ironia. “Farò questa campagna elettorale divertendomi. E’ vero che tutti noi siamo candidati, ma è vero anche che solo noi siamo gli eletti (De Mita e Mancino, ndr). E’ una campagna elettorale anomala. Questo rito è molto astratto slegato dalle opportunità di scelta del voto…”. Una spiegazione c’è: “La maggioranza ha fatto una legge per non perdere, non per eleggere. Ci ha azzoppato”.
Una sottolineatura che passa poi in secondo ordine quando apre una parentesi rispetto ai mugugni che hanno accompagnato la pubblicazione delle liste.
“La selezione praticata sul meccanismo della sostituzione, un po’ è difficile, un po’ non la si consente. La sostituzione avviene quando si è capaci di sostituire. Nella selezione della classe dirigente vince chi combatte e si afferma. Il difetto è che manca la qualità della competizione perciò non c’è ricambio. Poi c’è anche possibilità che si ringiovanisca con il cervello”. Detto questo: “non è momento di recriminare ma di “combattere”. “Siamo un partito che si candida ad eleggere una donna. Il resto è luccichìo”. Come la miriade di candidati irpini. “Ci sono più candidati che elettori. Che poi sono tutti candidati ma non eletti”. Un’amara ma forse non troppo, constatazione a cui segue l’invito “a giocare non con la consapevolezza ma con la speranza di recuperare una parte della grande tradizione popolare di Avellino”.
“Vedo un gioco molto rischioso e sottile non fondato sulla proposta per risolvere i problemi: da una parte la conservazione della democrazia, dall’altra il mutamento. Il potere muto, senza anima non in corrispondenza della speranza cambia il sistema della democrazia”.
E poi la sottolineatura: “Mai il mutamento del sistema avviene con l’indurimento del potere”.
“C’è una fetta di elettori che sono tifosi. C’è una fetta sterminata di elettori che rispetto a questo gioco, fanno aumentare l’estraneità. A noi spetta impostare la campagna elettorale. Spetta impostare il consenso dei tifosi. Le scelte politiche coraggiose sono sempre quelle che hanno l’impatto di attrito. Dobbiamo intercettare il mondo degli esclusi, di quelli che non sono tifosi, di quelli che non sanno come votare. Questa fascia di elettorato va avvicinata”, con “la persuasione” piuttosto che “con promesse infondate”. “La politica non può essere solo la descrizione delle cose che non vanno. La politica non è gestione ma neppure elaborazione astratta”. E… “la gestione senza speranza è l’inizio della decadenza”.
Dunque la grande partita della democrazia non è l’Ulivo ma la capacità di individuare il punto di partenza delle speranze del Paese. “Una battaglia concreta che nella modestia della gestione, recuperi il buon senso e obblighi a riflettere. Un grande risultato della Margherita è il risultato dell’Ulivo. E’ un modo per vivere con intelligenza il contrasto. Chi fa votare è soggetto politico e novità politica”.
Mobilitazione, impostazione del consenso: parole o meglio azioni chiave per arbitrare la partita e vincerla. (di Teresa Lombardo)