Dal Bar Lanzara al Margherita, quando ad Avellino la storia si faceva nei Caffè

Dal Bar Lanzara al Margherita, quando ad Avellino la storia si faceva nei Caffè

30 settembre 2015

Avellino e la sua storia, la sua economia, i suoi volti, le sue tradizioni. Una foto in bianco e nero, una rilettura di alcune delle più belle pagine d’antan, per ricordare il percorso fatto dal capoluogo per giungere fino ai giorni nostri.

Ad accompagnarci in questo singolare cammino è Andrea Massaro, tra i più profondi conoscitori della storia di Avellino.

Da oltre quarant’anni, Massaro racconta Avellino, con scritti ed interventi frutto del suo amore per la ricerca maturato negli anni in cui ha diretto l’Archivio Storico cittadino.

Il nostro viaggio nel cuore della storia della città, comincia da una ricostruzione di quelli che, soprattutto a partire dai primi del ‘900, sono stati i luoghi d’incontro per eccellenza, i Caffè.

Antesignani dei moderni bar, i Caffè avellinesi hanno rappresentato per anni veri e propri centri culturali, ritrovi di cervelli e motore della politica cittadina.

“Il primo caffè di cui si ha traccia racconta Andrea Massaro – è quello di Via Costantinopoli a Porta Puglia, nel quale nel 1841 si soffermò Cesare Malpica diretto al Casino del Principe”.

Caffè del commercio Avellino

Caffè del commercio Avellino

Oltre al Caffè Porta Puglia, sono numerosi i locali che animarono Avellino, soprattutto nel corso del secolo breve. Penso al Margherita, al Giglio, al Centrale, al Preziosi, all’Americano, al Commerciale. Quanti aneddoti sono legati ad una fumante tazza di caffè?

Tutti i Caffè storici avellinesi hanno storie interessanti da raccontare. Al Margherita sono legati i ricordi degli scambi commerciali. Le grandi emigrazioni di fine ‘800 e del primo Novecento hanno visto il salone di Piazza Libertà prima tappa delle lunghe traversate”.

Oltre al Margherita entrarono a pieno diritto nella storia del costume avellinese altri Caffè: il Caffè Lanzara, il Caffè Roma. E poi il Caffè Vittoria. Ci racconta la sua storia?

“Il Vittoria deve il suo nome al proprietario, Vincenzo Venga. Questi aveva uno smisurato amor patrio. Il suo Caffè apriva i battenti sulla Piazza Libertà. E qui è rimasto fino al 1939, quando la demolizione del Loggiato e della chiesa ha fatto cambiare il volto al centro di Avellino. Agli inizi del secolo bruciava ancora l’onta di Adua e di Amba Alagi. Da qui una campagna propagandistica a favore della politica coloniale che, nel 1911, conquista il bel suol d’amore di Tripoli. Le note della canzone colpiscono il cuore di Vincenzo Venga il quale battezza il Caffè in Tripoli Italiana. Ma pochi anni dopo altri allori arridono alle baionette italiane. La Grande Guerra termina il 4 novembre 1918. L’ardente barista-patriota del Largo non indugia molto a celebrare l’avvenimento, tramutando il nome dell’esercizio in Caffè Vittoria”.

In Piazza Libertà, c’era anche un altro storico Caffè, il Caffè Roma, a cui sono legate alcune delle più singolari pagine di costume della città.

“Il Caffè Roma è stato per anni il luogo di incontro delle più illuminate menti avellinesi della prima metà del Novecento. Guido Dorso, Gaetano Perugini, Antonio Maccanico, Alfredo De Marsico, Alfonso Rubilli e tanti altri ancora. Nelle sue sale fu annunciato il duello tra Guido Dorso ed il Federale di Avellino e sempre lì si potevano ascoltare gli interventi satirici del medico Perugini, brillante e graffiante come pochi”.

E’ vero che il Caffè Lanzara ed il Caffè Roma possono essere considerati delle redazioni giornalistiche ante litteram?

“Dalle sale del Caffè Roma e del Lanzara uscivano colonne di articoli e pezzi di vera antologia dei giornali e delle riviste più in vista del momento, grazie alle penne di Augusto Guerriero, il futuro Ricciardetto, Carlo Barbieri, Pellegrino Pellecchia, Guido Dorso, Adolfo e Sinibaldo Tino, Antonio Maccanico”.

Il Lanzara, situato in un punto strategico della città, prossimo alla Prefettura, al Comune e al vecchio Tribunale, entrò nel palazzo Solimene nel 1923, rilevando l’antico esercizio di tessuti dei Festa.

Il caffè dalla facciata Liberty divenne più che un luogo per gustare dolci e babà al rhum, cassate e gelati, un vero club, come racconta Carlo Barbieri. “foro e luogo d’incontro anche d’altri giovani più avanti di noi nell’età e negli studi più dotati e brillanti che non ci disdegnavano e con i quali era piacevole conversare: Montella, Amatucci, Preziosi, Wertmuller, Cottrau“.

“In tempi più recenti – continua Andrea Massaro –  s’incontravano ai suoi tavoli Sindaci, come Michelangelo Nicoletti, Angelo Scalpati, Emilio Turco, Mimì Cucciniello e presidenti di Provincia, onorevoli e portaborse, postulanti e faccendieri, tutti immersi nei vapori sbuffanti delle macchine espresso che a getto continuo servivano profumati caffè al tavolo, al banco, e serviti negli uffici adiacenti, da camerieri divenuti anch’essi veri personaggi. Con la scomparsa del Lanzara e degli altri Caffè è stato cancellato un brano non secondario della storia di una città di provincia”.

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