D’Addesa (Idv): “Fiat usa le maniere forti all’Irisbus”

25 ottobre 2011

Da Erminio D’Addesa riceviamo e pubblichiamo ” La Fiat all’Irisbus usa le maniere forti e non può essere che questo il commento relativamente alle lettere di sospensione inviate a Dario Meninno della Fiom CGIL ed a Raffaele Colello della Uilm per circostanze legate al tentativo dell’Azienda di portare fuori dello stabilimento alcuni autobus. L’iniziativa intrapresa dalla dirigenza Fiat è molto grave e tende sempre più ad inasprire lo scontro con i lavoratori dell’Irisbus che da oltre tre mesi si oppongono civilmente alla volontà padronale di chiudere, grazie anche all’inerzia e/o alla connivenza dei Governi Nazionale e Regionale, lo stabilimento di Valle Ufita, unica fabbrica in Italia che produce autobus. Marchionne sembra vivere in altra epoca sociale ed industriale, forse nell’ottocento, dove gli operai erano soltanto dei soggetti da sfruttare, una merce da utilizzare al momento senza garanzie sociali, economiche, sindacali; per Marchionne e per la dirigenza Fiat il secolo scorso, con le sue lotte e le sue riforme, non è affatto esistito e la linea aziendale che portano avanti fa tornare nel paleolitico industriale e sociale le condizioni dei lavoratori e le relazioni tra le parti all’interno del gruppo torinese. La Fiat è stata una grande azienda che si è innervata nel tessuto economico e sociale dell’Italia di cui ne ha pesantemente condizionato la programmazione e lo sviluppo delle infrastrutture imponendo alla classe politica la propria strategia economica ed aziendale al fine di favorire il trasporto su gomma e non quello su ferro o quello via mare. Quanto succede all’Irisbus di Flumeri e negli altri stabilimenti Fiat in crisi trova il naturale “humus politico e culturale” nell’attuale governo di centrodestra che relativamente allo stabilimento irpino non ha preso alcuna seria iniziativa come l’adozione di un piano trasporti con il rinnovo del parco autobus italiano al momento uno dei più obsoleto ed inquinante d’Europa e per questo già sanzionato dalla Ue. Un governo che invece di rilanciare le attività produttive perché incapace di mettere in cantiere un serio piano per lo sviluppo come chiesto dalla BCE, nell’ambito dei provvedimenti per ripianare il debito pubblico, adotta norme come l’articolo 8 dell’ultima manovra finanziaria tese a “liberalizzare” e quindi a rendere più facili i licenziamenti per la gioia dell’ex socialista Sacconi, ministro del Welfare ; un Governo che nel contempo ha totalmente ignorato l’altra richiesta proveniente dai tecnocrati della Ue, l’unica che va verso gli interessi dei ceti deboli, e cioè l’introduzione del “salario minimo garantito” contemplato in tutte le legislazioni dei Paesi europei ad eccezione di Italia e Grecia , i due Paesi a più serio rischio di “fallimento”. L’approvazione dell’art. 8 che facilita i licenziamenti fu accolta con grande goduria da Marchionne il quale dovrebbe invece porsi il perché ogni giorno nelle varie tv è possibile assistere ad un continuo spot pubblicitario dell’Audi che è la marca delle auto su cui viaggiano il Presidente del Consiglio e vari Ministri; un fatto gravissimo che i ministri italiani non utilizzino le auto del gruppo Fiat -“fabbrica italiana” (sic)- ma poi le stesse parti (Governo e Fiat) si trovano d’accordo nella scellerata politica classista che mercifica oltremodo il lavoro ed offende la dignità dell’uomo. Quasi che il licenziamento dei lavoratori sia diventato “la panacea” dei mali del sistema economico italiano. La lettera di sospensione inviata a Meninno e Colello, che non sono due “black bloc”, lascia intendere che in Fiat si è tornati ai tempi dei padroni delle ferriere e che si è voluto colpire chi ha saputo rappresentare con dignità, moderazione ed intelligenza i lavoratori dell’Irisbus e la loro lotta per difendere il posto di lavoro, un reddito per campare la famiglia nonchè lo stabilimento di Valle Ufita che è patrimonio di tutti perché costruito con i soldi dello Stato. La prova muscolare della Fiat costituisce una vera e propria provocazione ma non deve portare i lavoratori a perdere la pazienza, peggio ancora a lasciarsi intimorire e deve servire per serrare ulteriormente le fila della lotta in attesa di nuovi sviluppi con la sollecitazione a Sindaci, Provincia e Parlamentari “a farsi sentire, a fare qualcosa”.