Crisi nell’azienda Cdi: 150 lavoratori in cassa integrazione

17 maggio 2005

Calitri – Sale l’allarme per la dilagante crisi del settore industriale. Questa volta ad alzare bandiera bianca la Cdi s.r.l., industria tessile di Calitri. Ieri mattina, su convocazione dell’azienda, presso la sede di Confindustria di via Palatucci ad Avellino, si sono riuniti: Ciro Cavicchia, Gaetana Basile, il direttore responsabile della produzione Franco Mario Maffucci, la rappresentante di Confindustria Rosanna D’Archi, i segretari provinciali di Ugl, Cgil, Cisl e Uil, Tarullo, Fiordellisi, Oliviero e Metallo con il segretario generale della Ugl irpina Mario Squittino. E proprio quest’ultimo ha manifestato la grande delusione per l’esito dell’incontro. “L’azienda, che fino ad oggi ha ricevuto fiumi di denaro pubblico dall’Italia, chiede la cassa integrazione straordinaria per circa 150 lavoratori, intendendo chiudere reparti produttivi come la filatura, riducendo gli organici in tutti gli altri settori e rivolgendosi, per finire, a Dubai per l’acquisto di filati già fatti”. Una situazione, quella illustrata, che non convince neanche il segretario della Ugl tessili, Tarullo. L’incontro è stato aggiornato al prossimo 25 maggio presso la sede partenopea della Giunta Regionale. Un incontro in cui sono già chiare le richieste che avanzerà l’azienda: maggiori assicurazioni, il futuro dell’industria di Calitri, la rotazione del personale, la riduzione drastica di tutte le maestranze in cassa integrazione, la durata degli ammortizzatori sociali oltre all’assicurazione del rientro in fabbrica dei lavoratori interessati. Poco rosea anche la situazione in cui versa la Carten’s di Solofra che ha avviato altre 10 pratiche di mobilità per i lavoratori. L’ azienda conciaria contava ben centocinquantaquattro operai, ora ne ha in forza solo ottantacinque, a dimostrazione del perdurare della crisi nel polo conciario solofrano. Qualche opificio nel mese scorso ha chiuso i battenti mentre altri hanno dovuto far ricorso alla cassa integrazione e alla mobilità. Negli ultimi due anni, fanno sapere i sindacati locali, sono state registrate ben cinquecento mobilità e settecento cassintegrati. “Visibile il calo degli addetti – sottolinea il segretario regionale della Femca-Cisl, Antonio Olivieri – dovuto alla crisi del settore delle pelli. A mio parere bisognerebbe dare vita ad uno sviluppo mirato della filiera sfruttando il territorio che presenta valide infrastrutture, cercando di portare in zona qualche grosso imprenditore calzaturiero o del campo della moda in pelle”.