Crisi Fca, la Fiom pronta alla mobilitazione: “Serve sindacato unito”

Crisi Fca, la Fiom pronta alla mobilitazione: “Serve sindacato unito”

19 giugno 2018

Marco Grasso – Prima il direttivo, poi una conferenza stampa per riaccendere i riflettori sulla Fca di Pratola Serra. La Fiom Cgil rilancia la vertenza dello stabilimento di Pratola Serra, dove si naviga da tempo a vista. Il progressivo ridimensionamento delle auto diesel è destinato a pesare non poco sul futuro dello stabilimento irpino, da dove escono quasi esclusivamente motori diesel.

I numeri sono inquietanti: negli ultimi dieci anni si sono consumate 1.400 giornate di cassa integrazione per ogni lavoratore, con una perdita salariale che ha raggiunto la cifra di 50.000 euro di media pro capite. Tra addetti alle aziende terziarizzate e FCA si contano circa 400 posti di lavoro in meno, conseguenza di una crisi apertasi nel 2008.

Giovedì 21 giugno, alle 11.30, presso la sala riunioni della Camera del Lavoro della Cgil, è previsto un momento di confronto con i delegati sindacali Fiom di FCA , il Segretario nazionale della Fiom Cgil Michele De Palma, il segretario provinciale della Fiom Sergio Scarpa e il segretario generale Franco Fiordellisi.

“Il silenzio che è calato su questa vertenza non ci fa stare tranquilli. Crediamo sia arrivato il momento di fare fronte comune e definire un piano d’azione condiviso che possa incidere concretamente sul futuro di Fca”. Scarpa chiama a raccolta anche le altre sigle sindacali. “Mai come in questa fase è fondamentale andare avanti insieme e condividere un percorso di tutela e salvaguardia dell’attività industriale e, soprattutto, dei lavoratori”.

Nelle settimane scorse la Fiom aveva già avanzato delle proposte che ora, in sede di direttivo, intende confermare e rilanciare. Nel breve termine si punta su un nuovo motore che possa garantire il pieno utilizzo degli impianti. Sul medio periodo, si chiede invece l’avvio di progetti di riconversione produttiva verso i sistemi di propulsione alternativi. Una sfida ambiziosa che, a detta della Cgil, richiede sinergie e collaborazioni anche con le università e principali centri di ricerca della Campania.