Crisi di governo, trattativa Pd-M5s: parte il totonomi per il nuovo premier

Crisi di governo, trattativa Pd-M5s: parte il totonomi per il nuovo premier

22 agosto 2019

Dopo le dimissioni di Giuseppe Conte il presidente della Repubblica Sergio Mattarella pare avere le idee molto chiare: governo politico in grado di reggere fino al termine della legislatura, oppure il voto. Le consultazioni al Quirinale si concluderanno oggi pomeriggio, ma dal Colle trapela l’intento di un Presidente ‘notaio’ della volontà delle forze politiche: Mattarella è intenzionato a dare il via libera solo ad un governo con una maggioranza politica chiara e solida e un programma di legislatura di ampio respiro e non ad un esecutivo nato soltanto con l’obiettivo di evitare le elezioni anticipate.

Il fatto nuovo del giorno è l’iniziativa politica del Pd che apre ufficialmente a un governo del rinnovamento come definito dallo stesso segretario dem Zingaretti. Punti fermi la richiesta di discontinuità e 5 punti, messi nero su bianco, per intavolare un confronto. Parte così il totonomi per individuare il nuovo premier.

Tra i nomi di peso sono stati fatti quelli di Raffaele Cantone, attuale presidente dell’Autorità nazionale anticorruzione, e quello dell’economista Carlo Cottarelli, già incaricato nel 2018 di formare un nuovo governo tecnico provvisorio vista l’iniziale impossibilità di trovare un’intesa fra M5s e Lega.

Tra gli ex presidenti della Corte Costituzionale si è fatto il nome di Giovanni Maria Flick e Valerio Onida. Ma l’incarico potrebbe andare anche a Sabino Cassese, giudice costituzionale gradito al M5s e già ministro della Funzione pubblica nel governo Ciampi (1993-1994). Si fa anche il nome della vicepresidente della Corte Costituzionale Marta Cartabia, 56 anni, nominata da Mattarella nel 2014.

Tra i papabili spunta anche Enrico Giovannini, economista, già presidente dell’Istat e ministro del Lavoro sotto il governo Letta (2013), nonché presidente di quella commissione, che portava il suo nome ma destinata al fallimento, incaricata dal governo Berlusconi prima e Monti poi di tagliare gli stipendi dei parlamentari. E circola anche il nome di Paola Severino, vicepresidente della Luiss, con il primato di prima donna ministro della Giustizia con buoni rapporti con l’intero arco costituzionale, M5s compreso.