Consiglio Provinciale: nessuna incompatibilità a carico della De Simone

26 maggio 2005

“Non esiste nessuna incompatibilità tra la carica di presidente della Provincia e quella di amministratore di una società di capitali a partecipazione mista”. E’ il presidente del Consiglio Erminio D’Addesa a redimere i dubbi esistenti sulla posizione di Alberta De Simone quale presidente dell’Ente e membro della società Asse. Con tanto di relazioni alla mano, supportate da pareri, sentenze ed ordinanze si mette così un punto sulla questione sollevata da Rossano e Bonaiuto, esponenti di Forza Italia. Si è aperta con questi toni la prima convocazione della seduta consiliare di Palazzo Caracciolo: l’assise, infatti, ha dovuto necessariamente procedere alla discussione e alla relativa verifica in seguito all’ordinanza avanzata dal Prefetto di Avellino Costantino Ippolito. Ma la questione non è certo nata dai banchi consiliari. E’ la legge, infatti, ad autorizzare non solo i membri del Consiglio ma qualsivoglia cittadino a sollevare la questione qualora esistano motivazioni sufficienti a procedere. Chiunque si aspettasse polemiche o colpi di scena è rimasto sostanzialmente deluso: l’insussistenza dei motivi di incompatibilità ha decisamente avuto la meglio sulla discussione che da lungo tempo infervora gli animi dei proponenti… e non solo. Ma, nonostante la ricca documentazione illustrata a supporto di una posizione ormai chiara, l’opposizione resta perplessa e non manca di renderlo palese. E’ il capogruppo Arturo Iannaccone, in quota Udc, a prendere la parola “…per una questione di cui prendiamo atto ma che non è certo stata sollevata da noi. Si tratta di uno dei soliti corsi e ricorsi storici: anche in passato, infatti, il Consiglio provinciale ha affrontato la stessa problematica, con l’allora presidente Maselli. Ma oggi il nostro ragionamento è chiaro: qualora ci fossero le dimissioni della De Simone e dell’assessore Salvatore, si procederebbe con una sostituzione tra i membri del Consiglio. Ancora una volta, dunque, un membro dei Ds ed uno della Margherita occuperebbero i posti lasciati vacanti dagli ipotetici dimissionari. Ragion per cui il quadro politico non cambierebbe affatto. Tale ragionamento ci porta a non avere nessun interesse particolare sulla questione, se non una necessità di chiarezza”. Un discorso chiaro ed esaustivo accompagnato dalla richiesta di cinque minuti di sospensione per vagliare a fondo la situazione e assumere una posizione chiara. E’ così che l’opposizione, allo scadere del tempo stabilito, decide di non tornare in aula. E’ il consigliere Cammino ad intervenire quale portavoce della minoranza comunicando la volontà di non partecipare al voto sull’incompatibilità nell’attesa di un parere più approfondito da parte del Ministero. Nulla, invece, a proposito dell’assessore Salvatore su cui dovrà pronunciarsi la stessa presidente. Ma la maggioranza non ha dubbi, la prognosi è sciolta: il voto ‘boccia’ l’incompatibilità della De Simone. Intanto fremono gli animi della delegazione degli operai dell’Irm, in aula per discutere sulle sorti dello stabilimento di Manocalzati. In seguito alla votazione, Umberto Cammino si è aggiudicato la nomina di presidente della Commissione d’Inchiesta creata ‘ad hoc’ per lo stabilimento. Ma la presidente, in considerazione dell’importanza dell’argomento, ha preferito rimandare la discussione alla prossima seduta e approfondire, nel frattempo, i dati a propria disposizione. Insomma, l’Irm, in un modo o nell’altro, continuerà a far discutere.